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Cronache di un’universitaria. Lauree e amore liquido




di Daphne Squarzoni


«In bocca al lupo», ho detto al telefono.

«Grazie», ha risposto Federico con la voce carica di tensione.

Erano le 11 e 45 e Fede stava per entrare in aula 005 per discutere la tesi magistrale. Anche dal cellulare ho sentito il suo nervosismo e mi ha fatto tanta tenerezza da dietro lo schermo. Raf ed io eravamo in macchina, diretti verso l’università per festeggiare con lui il suo 110 e Lode (l’unico che aveva dubbi sul voto finale era Fede).

Prima di raggiungere gli altri ci siamo fermati in una cioccolateria per prendere un bouquet di caramelle, una cosa un po’ originale pianificata con Emma nelle settimane precedenti. Federico non voleva i fiori e noi abbiamo pensato ad un’alternativa. Questa laurea è stata la laurea delle alternative: niente fiori, ma caramelle; niente coriandoli, ma bolle; nessun travestimento normale, ma un gioco inventato appositamente per Fede. Emma si è impegnata tantissimo con una dedizione che la dice lunga sull’affetto che la lega alla sua dolce metà. Quando Federico è uscito dall’aula, fresco del suo prevedibile 110 e Lode, la tensione gli si era sciolta addosso lasciando il posto a un sorriso soddisfatto. Emma, al suo fianco, era una fiaccola d’orgoglio e gioia. Io li ho guardati (e fotografati) pensando a quanto questo momento avesse un qualcosa di epifanico, un sentore di fine imminente perché Fede è il primo di noi a chiudere questo capitolo. In mezzo ad amici e famiglia è uscito dalla porta a vetri dell’ateneo e con la corona in testa, ha messo un punto fermo a questo capitolo. Noi tutti abbiamo festeggiato con lui, lo abbiamo subissato di bolle, di cori, di foto, complimenti e «Te l’avevamo detto».


Ed ora siamo tutti qui, nella sala degli alpini del suo paese, vestiti a festa a bere e mangiare caldarroste mentre fuori fa talmente freddo che sembra essere già inverno. Raf ha bevuto un bicchiere di troppo ed è diventato insospettabilmente loquace. Io rido e mi nascondo dietro la mia fotocamera prendendo molto seriamente il compito di documentare la serata. Federico è contento di poter festeggiare coi suoi amici e glielo si legge in faccia. Emma si aggira affaccendata cercando di rendere questa serata quanto più perfetta possibile. Lorenzo sta parlando con Valerio e Raffaele di qualcosa che, a quanto pare, li fa molto ridere.


«Ultimamente ho letto un bel libro» - mi dice Adele seduta mio fianco - «Si chiama Amore liquido e tra le tante cose di cui parla c’è la nostra idea d’amore: dice che la nostra generazione è abituata a pensare all’amore come qualcosa da consumare, usa e getta. Non siamo abituati a pensare che le cose si debbano far funzionare, che si debbano aggiustare, ma siamo molto consumistici anche nelle relazioni; in qualsiasi tipo di relazione».

«E ti ci rivedi?»

«Un po’» - risponde Adele pensierosa - «Anche se forse il punto con me è che non mi vedo con nessuno. Mi mette ansia pensare ad un futuro di coppia, forse voglio essere solo io e me stessa», aggiunge.

«Magari ti mette ansia pensare ad un futuro di coppia perché dovresti far funzionare le cose», provo a dire.

«Forse. Ho l’impressione che mi stuferei con la stessa persona per tanto tempo. Cioè, sono gli stessi difetti per tutta la vita. Chi te lo fa fare?».

Già, chi te lo fa fare? Guardo Raf davanti a me che se la ride con quell’allegria invadente tipica dell’alcool. Chi me lo fa fare di ricominciare sempre da lui?


«Non so…», dico. «Sarà che la mia idea d’amore è un po’ diversa. Sarà che sono abituata fin da piccola a sentirmi dire che l’amore è una scelta, eccetera. Però a me verrebbe da chiedere: chi te lo fa fare di ricominciare da zero? Alla fine, se trovi qualcuno che ti conosce e ti vuole, che è disposto ad impegnarsi con te, che ti sa venire incontro, perché dovresti voler qualcun altro?» domando.

Adele ci pensa. «Non lo so. A me sa di gabbia per qualche ragione, ma alla fine ha senso quello che dici tu. Anche perché, altrimenti non costruisci mai niente di stabile» ammette. Annuisco. «Eh sì. Non che sia facile», commento e ripenso a questi ultimi mesi e alle discussioni e alle litigate che hanno punteggiato questa mia relazione. Raf e io stiamo insieme da abbastanza tempo da conoscerci davvero bene e forse ci siamo adagiati sugli allori. «Tanto più che siamo bombardati da questa idea stupida dell’amore da romanzo, dove tutto va bene e la gente si incastra a perfezione» aggiungo. E non è così. Per incastrarsi bisogna venirsi incontro, bisogna faticare e alle volte sarebbe davvero tutto più tranquillo se potessimo combaciare senza sforzo. Ci sono delle sere che mi chiedo se valga la pena fare questa fatica, se Raf sia davvero la persona giusta o se piuttosto non dovrei cercare «l’uomo perfetto per me». Ma «l’uomo perfetto» non esiste né esisterà mai.


«L’amore liquido» dice Adele «Quello in cui si smette di volersi quando si scopre di non essere perfetti. L’amore usa e getta». Già. «Per me è difficile pensarmi con qualcuno. Ma ci sto lavorando con la psicologa» sorride Adele.

Il candore con cui ammette di essere in terapia mi colpisce dritta al cuore.

«Wow! Mi piace la gente che non si vergogna di riconoscersi fragile».

Adele mi sorride. Ed io penso che ci siamo conosciute in triennale, poi lei si è spostata a Milano e ci siamo perse del tutto di vista fino alla vacanza del mese scorso; non siamo esattamente amiche intime ma questo non ci ha impedito di fare un discorso profondo, è una cosa non da tutti, un piccolo tesoro prezioso in mezzo a questa festa.

«Un attimo d’attenzione» ci richiama Emma alzandosi in piedi nel suo vestito nero. «È arrivato il momento del cruciverba».

 

 

 

 

«Comunque non ho bevuto così tanto», bofonchia Raf seduto con me sul divano. «Abbastanza da diventare molesto», lo prendo in giro.

«Non è vero». Rido. Raf mette il broncio. «Sono anche stato bravo», si lagna.

Gli do un bacio sulla guancia. «È vero, sei stato bravo».

Lui mi sorride soddisfatto. «Allora mi tieni?», domanda riferendosi al discorso dell’amore liquido.

«Direi di sì. Anche perché Emma ha già cominciato ad organizzarci il matrimonio».

Ridiamo insieme e fuori dalla finestra è arrivato un nuovo autunno, il terzo autunno che ci vede sul divano assieme. Alla faccia dell’amore liquido!



 


Daphne Squarzoni, nata nel 1999, laureata in Studi Storici e Filologici, si sta specializzando



in Filologia e Critica Letteraria. Dal 2019 porta avanti numerosi progetti didattici nelle scuole

elementari insieme all'associazione Siderea e alla casa editrice Isenzatregua, con cui collabora attivamente e con cui ha pubblicato nel 2022 Piccolo diario della guerra europea del 1914-1915 e nel 2023 Epsodi.




 


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