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Cronache di un’universitaria. L’argomento della tesi





di Daphne Squarzoni


«Sono un po’ scoraggiato» mi dice Lorenzo. Il sole alto della primavera ci scalda mentre mangiamo piadine seduti sulla Fortezza, un cumulo di cemento dove andiamo a mangiare in giardino. La Fortezza è bella perché è abbastanza lontana dalle panchine dove vanno tutti e garantisce una buona privacy e un ottimo punto di osservazione.

«Per la tesi?» chiedo. Proprio ieri ha avuto un colloquio con il professore per cercare di trovare un argomento. Non è andato proprio bene. «Sì. Dopo 5 anni di università dovrei saper trovare un argomento decente» sospira. Alzo le spalle «Mah, non ne sono molto convinta. Un sacco di persone si rivolgono al professore per avere uno spunto, non vedo perché dovresti sentirti in colpa per questo» cerco di consolarlo. «Perché, a quanto pare, sono troppo stupido per avere buone idee», si sfoga. «No» scuoto la testa decisa «Non è questione di stupidità, è che gli argomenti per la tesi sono complessi. Alcuni sono troppo ampi, altri troppo stretti; alcuni troppo specifici, altri troppo vaghi. Io ho avuto una decina di idee e capire come fare la tesi è stato drammatico e tutt’ora lo è».


«Sarà…» borbotta Lorenzo poco convinto. Gli sorrido incoraggiante. La sua barba scura sotto il sole si accende di tanti riflessi biondo-rossicci. «Certo, e poi anche Federico ha chiesto alla professoressa che gli ha suggerito dei temi» dico. Come se l’avessi evocato, vedo Fede uscire dalla porta a vetri dell’uni assieme a Lisa ed Emma che hanno appena finito Storia della lingua italiana. Alzo il braccio e li saluto facendo loro cenno di raggiungerci. «Come va?» domanda Lisa sedendosi accanto a noi. Ora che ci faccio caso è un po’ che non la vedo. «Bene» rispondo sorridendo. «Benino» dice Lorenzo che è ancora preso dai suoi pensieri cupi sulla tesi «Sono un po’ sotto pressione per l’argomento della tesi» ammette. Federico annuisce vigorosamente. Tra tutti lui sarà il primo a laurearsi e sta lavorando ad un’edizione critica di un inedito latino. Praticamente traduce e analizza tutto il giorno. «Non me ne parlare» borbotta Emma. Lei un’idea ce l’avrebbe e riguarda lo studio di alcuni diari conservati nel museo della donna in Valsugana. «Io sto in ansia per l’esame di Letteratura contemporanea perché voglio un trenta e lode così da proporre alla prof di seguirmi per la tesi. Devo assolutamente fare bella figura» confessa. La nostra professoressa di letteratura contemporanea è specializzata in letteratura femminile e ci ha sempre fatto corsi interessantissimi su scrittrici, potesse e intellettuali del Novecento. Tra tutti i corsi penso che siano stati i miei preferiti, quelli e Letteratura Comparata. «Così fate venire ansia anche a me» scherza Lisa alleggerendo un po’ l’atmosfera.


Lei ha avuto qualche difficoltà con la tesi e si è laureata a marzo, quindi, ha pensato di aspettare settembre per cominciare il primo anno di magistrale e così si trova a un anno di distanza da noi. Emma, invece, ha iniziato la magistrale avendo ancora la tesi da fare e per questo ha perso qualche esame (che sta recuperando ora) senza però perdere l’anno. L’università offre tante strade e tante possibilità e forse noi siamo troppo convinti che esista solo un modo di portarla a termine. Io penso che, a differenza della scuola dell’obbligo, l’università debba essere vissuta meno rigidamente: se mi servono 5 anni per una triennale va bene. Se concludo una magistrale in 4 va bene uguale. Se rimango indietro con qualche esame è ok. L’università è una strada che mi costruisco io soltanto e non ha senso aver paura di uscire dallo standard, di metterci più tempo o di deludere le aspettative degli altri. A vent’anni sei abbastanza grande per poter scegliere e per sentirti libero di esserlo. Apprezzo tanto la serenità di Lisa che ha cominciato un anno dopo per la sua salute mentale. E, alla fine, ho visto che si è fatta tante nuove amiche, lei che al primo anno era timidissima e sempre nascosta dietro l’unica persona che conosceva. Apprezzo molto anche Emma e la sua tranquillità nel rinunciare a dare alcuni esami per farli poi: ha fatto la sua strada prendendo decisioni ponderate e su misura per lei ed i suoi tempi. Questo dovrebbe essere il mondo universitario. E se da un lato la società ci spinge a competere, primeggiare e correre verso un traguardo, dall’altro noi ci lasciamo mettere pressione. Non penso che potremmo cambiare la società lamentandoci, penso che potremmo farlo liberandoci della pressione che ci sentiamo addosso, anche quando nessuno ce la toglie, come hanno fatto Lisa ed Emma.


«Ma sì, Lisa, non ti preoccupare!» esclamo «Se non hai idee, puoi sempre scegliere un prof e sentire cosa ti propone». Rimango convinta di questa cosa. «Io sono partita con un’idea e sto praticamente cambiando struttura della mia tesi ogni volta che apro un libro» racconto «Doveva essere su L’orologio di Levi e Anatomia di un istante di Cercas e forse sarà su Nessuno torna indietro di De Céspedes (che amo alla follia) e Soldati di Salamina di Cercas. Praticamente potrei fare una tesi su come sto trovando l’argomento della mia tesi». I miei amici ridono. «Sì, ma tu sei un caso disperato» mi prende in giro Lorenzo «La gente normale non si comporta così». Gli faccio la linguaccia. «Fossi in te, io farei una lista di argomenti e metterei accanto ad ogni argomento il professore che ti sembra indicato» suggerisce Federico «Però devi aprire un po’ la mente» intervengo «Siamo abituati che per una tesi di latino andiamo da Crudelia Demon (soprannome per l’amata prof di latino), per una di contemporanea da R. o da G. ecc. Invece secondo me il punto non è l’argomento, ma come tu vuoi declinarlo». Emma ride «Io una tesi con Crudelia non la farei mai nella vita!» dice perentoria «Per Valerio invece sarebbe l’ideale». Ridiamo. Valerio una volta ha commentato che la professoressa vista da dietro non era affatto male e questo l’ha definitivamente etichettato come spasimante disperato di Crudelia.


«Questa potrebbe essere una bella idea» dice Lorenzo» Mi sembra un tantino più sereno. «Allora fallo» decide Federico. Tra tutti lui è quello che dovrebbe essere più in ansia per la tesi, invece sembra essere più sereno, forse perché di fatto ci sta già lavorando e vede il suo sentiero molto meglio di noi altri. «E Raf?» chiede Emma «Su cosa fa la tesi?». Ci penso un attimo. «Vuole studiare un carteggio che c’è nell’archivio del museo vicino a casa sua. Verrà fuori una specie di edizione critica per storici» rispondo «Però dovreste chiedere meglio a lui». Emma annuisce. Io sorrido appena pensando che siamo quasi alla fine anche della magistrale e tutti abbiamo interessi e idee diverse da discutere nei pomeriggi di primavera. Possibile che mi sembri tanto bello parlare di queste cose? «Caffè?» propone Lisa. Tra mezz’ora si torna tutti a lezione. «Andiamo» decide Lorenzo per tutti. Mi sembra decisamente più sereno.



 

«Carlo Belli» dice Raf dopo aver letto il nuovo episodio. «La mia tesi sarà probabilmente su Carlo Belli» spiega davanti alla mia faccia confusa «E tu dovrai leggerla e dirmi che ne pensi». Rido. Mi piace che ci tenga tanto ad avere il mio parere. Mi piace perché Raf non è il tipo che ha bisogno degli altri e se vuole farmi leggere la tesi è perché io non sono “gli altri”. «Dispotico» dico «Certo, sono l’uomo ed è giusto che io comandi» scherza. Alzo gli occhi al cielo e gli mollo un pugno leggero sul braccio. Lui ride. «Sarà il tema del mio prossimo episodio» decido «Cosa? Il dominio maschile?» indaga lui «No, quanto tu sia buono e dolce con me». Raf si imbroncia «Questo è un segreto che non devi dire». Rido. «Non preoccuparti» lo rassicuro «Lo farò nel modo giusto»




 



Daphne Squarzoni, nata nel 1999, laureata in Studi Storici e Filologici, si sta specializzando in Filologia e Critica Letteraria. Dal 2019 porta avanti numerosi progetti didattici nelle scuole elementari insieme all'associazione Siderea e alla casa editrice Isenzatregua, con cui collabora attivamente e con cui ha pubblicato nel 2022 Piccolo diario della guerra europea del 1914-1915.




 

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