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Cronache di un’universitaria. Ce la faremo




di Daphne Squarzoni


«Non è giusto» mi dice Francesco. Attorno a noi si sta facendo buio con un cielo che da blu chiaro diventa sempre più scuro man mano che la notte si fa avanti.

«Che cosa?» domando io. Dal palco dove suona Raffaele con la sua band arriva una musica allegra che riempie la sera colorata di lucine.

«Non è giusto che persone come te e Raf non possano vivere del loro sogno» mi spiega Francesco.

«Lo so» dico. Gli sorrido. Qualche anno fa avremmo discusso invano sul fatto che le materie scientifiche sono praticamente più utili e che è più importante sostenere la scienza che l’arte perché una fa qualcosa di utile e l’altra solo qualcosa di bello. È buffo che in un’epoca così tacciata di essere superficiale si tenda a svalutare proprio il bello.

«Non potete mollare» mi dice ancora Francesco che lavora come ingegnere e ama follemente ciò che studia e che fa.

«Nessuno vuol mollare» lo rassicuro «Solo che non possiamo illuderci che vivremo di quello che ci piace. Io voglio scrivere. Raf vuol fare il musicista. Dobbiamo per forza avere un piano B perché questo difficilmente sarà il nostro lavoro» spiego guardando il mio moroso che suona la sua batteria con la passione che gli esce dagli occhi e pesta sui tamburi.

«Be’ ma la maggior parte della gente che ce l’ha fatta è perché ci ha creduto» mi dice Francesco. Attorno a noi la gente batte le mani e si confonde nel vociare della festa. Sorrido e penso a tutti quelli che ci hanno creduto e ci stanno credendo ma senza avere successo. L’arte è ingrata, lo è perfino con chi ce la fa. Lo è stata perfino con Giovanni Verga che in Eva ne dice di tutti i colori sull’arte che «bugiarda ci inebria con le sue follie». Francesco mi scruta da dietro gli occhiali con un bicchiere di birra quasi vuoto in mano. «Lo so. Ma io ci credo e sicuramente non smetterò mai di scrivere. Però non posso basarmi su questo, non posso pensare che mi manterrò pubblicando romanzi. E sicuramente non posso farlo in Italia». Mentre lo dico mi accorgo che questa è la mia realtà e ha smesso perfino di fare male.

«Non è giusto però. Insomma, è importante anche quello che fate voi» mi dice Francesco. Alzo le spalle e gli sorrido, grata che sia così partecipe di questa cosa pur facendo l’ingegnere.

«Lo so che non è giusto. Ma intanto è così quindi tanto vale avere un piano B» asserisco pacifica.


Cambiare la realtà è sempre qualcosa che va fatto a piccoli passi, magari quando sarò vecchia l’umanità avrà riscoperto l’importanza della musica e della letteratura e dell’arte in generale e allora si potrà lavorare anche delle proprie passioni. Magari faranno tutto le macchine e allora potrò scrivere e scrivere e scrivere ancora senza dovermi preoccupare che la scrittura mi dia da mangiare. O forse chissà. Intanto sono qui con due libri pubblicati e le collaborazioni coi giornali e questo mi sembra già più che sufficiente. «E poi la sai una cosa?» chiedo. Francesco mi guarda curioso «Io e Raf in questo ci siamo proprio trovati. Vogliamo vivere tutti e due di cose che non ci daranno da vivere e quindi ci sosteniamo e ci diamo coraggio a vicenda. Lui sa che io farò il possibile per aiutarlo a lavorare con la sua musica, e io so che lui farà altrettanto. Mi sento capita nel profondo e questo è davvero qualcosa di speciale e meraviglioso che ci unisce ancora di più» confesso. Francesco mi sorride e io mi accorgo che siamo diventati grandi in questi 14 anni di amicizia. Siamo cambiati tanto entrambi e siamo riusciti a darci lo spazio di cambiare. Ci sono rapporti che si bloccano al passato, stagnano e vengono trascinati avanti come carcasse. Io e Francesco invece siamo ancora amici per davvero.

«Sono contento» mi dice Francesco «Anzi, stavo giusto pensando che mi piace lavorare e studiare insieme perché posso mettere alla prova i miei limiti. È difficile, ma mi fa stare bene e voglio continuare a rischiare tutto il possibile finché posso». Gli sorrido. Lui ha rincorso i suoi studi in giro per l’Europa, si è mantenuto e spostato studiando e lavorando senza sosta. «Anche perché se non lo facciamo adesso quando dovremmo farlo?» gli domando «Proprio così. Adesso che non ho figli, che non ho un posto fisso, che posso giocare tutte le mie carte, voglio rischiare il più possibile». Annuisco.


«Per il resto come va?» mi chiede Francesco. Solo adesso mi accorgo che questa sera abbiamo del tutto saltato i convenevoli. «Solita roba» rispondo «Sono solo un po’ in pensiero perché il mio relatore mi sta ghostando». Francesco mi guarda da dietro le lenti «Problemi con la tesi?» chiede.

«Mah… se riuscissi a parlare con il relatore ti potrei rispondere». Lui ride. «Tu invece?» domando a mia volta.

«Io bene. La settimana prossima comincerò un corso di salsa e, con le lezioni finite, non mi resta che concentrarmi sul lavoro e sugli esami». Gli sorrido. Sul palco Raf e gli altri sono giunti alla conclusione. Sono accaldati e felici mentre si godono gli ultimi applausi e la serata è ormai diventata notte. Guardo Raf sorridere dietro la sua batteria e sento il cuore battere un poco più forte anche se sono due anni che stiamo insieme. Lo guardo essere felice e sono più felice anche io. «Grazie di essere venuto a sentirli» dico a Francesco.

«Grazie a te. Mi ci voleva questa serata».


 

«Alla fine sei riuscita a sentire il professore» scherza Raf carezzandomi il braccio.

«No comment», gli rispondo sfogliando il libro. Lui ride. «La prossima volta che mi viene un’idea così stupida, fermami prima», lo imploro.

«Tanto non mi ascolterai», mi fa notare il mio moroso più divertito del necessario.

«Ti basteranno due parole magiche: bibliografia completa», lo informo. Il mio relatore ha gentilmente deciso di farmi leggere l’intera bibliografia dei due autori esaminati in tesi. Sono decisamente più libri di quanti vorrei leggere in tutto l’anno.

Raf ride. «Ce la farai» mi rincuora «E ce la faremo» aggiunge indicando con il mento il nuovo episodio appena letto.

«Se lo dici tu…», commento.

«Certo che lo dico io!» risponde con la sua solita invidiabile sicurezza. Scuoto la testa «Sicuramente nessuno dei due mollerà la presa» - decido - «Io non ti lascerò smettere di suonare. Promesso», aggiungo.

Lui mi guarda negli occhi «Va bene» dice «Allora ce la faremo. Con un piano B, ma ce la faremo».



 


Daphne Squarzoni, nata nel 1999, laureata in Studi Storici e Filologici, si sta specializzando in Filologia e Critica Letteraria. Dal 2019 porta avanti numerosi progetti didattici nelle scuole elementari insieme all'associazione Siderea e alla casa editrice Isenzatregua, con cui collabora attivamente e con cui ha pubblicato nel 2022 Piccolo diario della guerra europea del 1914-1915 e nel 2023 Epsodi.



 


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