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Cose che so, cose che vedo

L'appuntamento settimanale con Tettamanti & Traverso



Scultura di Fabrizio Merkel

di Stefano Tettamanti & Patrizia Traverso



8.



Una cosa che so è che detesto le mutandine. Preferisco di gran lunga le mutande. Grandi, ascellari, tattiche, micro, striminzite, fili interdentali, perizoma, cache-sexe, boxer, slip, brasiliane, culotte, invisibili, imbottite. Sempre mutande sono. Cioè da cambiare, quanto più frequentemente possibile. Il diminutivo indica forse che le mutande vanno cambiate meno spesso del necessario? In questo caso le mutandine, oltre che fastidiose, sarebbero anche antigieniche. Oppure, fosse un vezzeggiativo, intende celare l’imbarazzo di nominare qualcosa di innominabile? Comunque, ragioni più che sufficienti per bocciarle. Se leggo “mutandine” in un racconto, in un romanzo, in un articolo, in una pubblicità, alzo un cartellino rosso e interrompo all’istante la lettura. Segno su un taccuino nero il nome di chi ho espulso e mi riprometto di non leggerlo mai più. Senza possibilità di appello e senza eccezioni. Anzi no, un’eccezione la faccio, ma solo per quelle di chiffon e solo se a portarle è Carlo Fruttero. Perché? Perché a Fruttero si perdona tutto.



Foto di Patrizia Traverso (tranne dove altrimenti accreditate). Non è consentita la riproduzione.


Per chi si fosse perso i capitoli precedenti:




 

Genovese di madre anglo-bolognese e padre svizzero-comasco, Stefano Tettamanti agente letterario e traduttore, va più fiero dei libri che ha letto di quelli che ha scritto.


©Gianni Ansaldi


Patrizia Traverso, genovese, ha al suo attivo diversi volumi nei quali l’aspetto determinante è l’assemblaggio dei suoi scatti fotografici con testi letterari di poeti e scrittori, nel tentativo di sollecitare una riflessione, talvolta spiazzante, tra pensiero e immagine, parola e fotografia. Per questo le piace definirsi Fotonarratrice.

Tra i suoi titoli più recenti: Genova è mia moglie. La città di Fabrizio De André, Rizzoli e Andar per statue, a Genova e in Liguria in 85 tappe, il Canneto con Stefano Tettamanti.

Nel cuore di Genova. Viaggio nella città di Bacci Pagano, il Canneto, con Bruno Morchio e Gianni Ansaldi; Genova che scende e che sale. Itinerario zen tra ascensori, funicolari e crêuze, il Canneto, con Giampiero Orselli; Genova ch'è tutto dire. Immagini per "Litania" di Giorgio Caproni, il Canneto, con Luigi Surdich; La parola ai gatti, Lo sguardo e il gusto, Preferisco leggere, Tea; Camogli, companion guide e Golfo dei Poeti, companion guide, Sagep.

Le sue immagini sono pubblicate su quotidiani, riviste e libri (tra questi Archeologia industriale e architettura contemporanea nel porto di Genova, Ville in riviera tra ecclettismo e razionalismo, Grandi alberghi e ville della bella epoque nel golfo del Tigullio, Sagep).

Ha esposto in gallerie e musei in Italia e all'estero.


Insieme, Tettamanti & Traverso hanno firmato rubriche fotoletterarie su quotidiani e periodici di carta e online, pubblicato un paio di libri, viaggiato in tre quarti di mondo, condiviso una dozzina di case e quasi altrettanti traslochi durante più di quarant’anni di divertentissimo matrimonio.


Nota. Alcuni di questi testi sono stati pubblicati nel blog letterario di Chicca Gagliardo Ho un libro in testa, altri sono stati raccolti nel libretto Cose che so. Libri, pesci combattenti, scaloppine al limone, ancora libri e poco altro, L’amico ritrovato. La maggior parte sono inediti.

2 commenti

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2 Comments


papio54
Mar 19

Le "mutandine" le mettono i bambini piccoli. Di cotone e facilmente lavabili, per ovvi motivi. E Carlo Fruttero (Lucentini, invece? Ci lascia nell'incertezza?)

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stefano.tettamanti
Mar 20
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Eh, quando scrisse Le mutandine di chiffon, irresistibile libretto di “memorie retribuite”, Fruttero era da anni vedovo Lucentini. Il quale di sicuro ammetteva soltanto mutandoni, meglio se di ghisa.

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