• Redazione TheMeltinPop

L’ora delle rondini

Una luce poco fa (Piccole occasioni di gioia quotidiana)


di Elena Nieddu




Il gatto Fidel, per gli amici Kushi – parola che in giapponese significa “spiedino” e in hindi “felice” – è tornato dalla passeggiata serale sul balcone con una rondine fra i denti. E’ sfrecciato sotto il tavolo del soggiorno, per poi andare a depositare la sua preda sul pavimento dell’ingresso. Subito, mi sono precipitata inorridita, convinta di dover assistere a una scena splatter, degna del miglior Quentin Tarantino. Invece, la rondinella giaceva immobile sulla graniglia scura come le sue piume, mentre Fidel, detto Kushi, la tormentava con la zampetta acuminata, proprio come se fosse una delle innumerevoli palline colorate sparse per la casa.

La bestiola, rigida, pareva morta. Ma, a ben guardare, si distingueva nettamente un sottile fremito che vibrava sul nero ardesia dell’addome.


Pur consapevole della legge di natura, e del silenzioso rimprovero felino che ne sarebbe derivato, non ho saputo resistere: ho indossato un guanto e, il più delicatamente possibile, ho preso in mano la rondine, per riportarla sul terrazzino, fra i vasi di piante rovesciati nel gesto atletico del piccolo killer, rimasto a guardarmi, tra una tenda e l’altra, con occhi verdi di rabbia. Durante quei pochi passi, sentivo tra le dita il respiro affannoso del volatile, completamente arreso, e il ritmo dettato dal suo piccolo cuore.

Chiudendo bene la finestra alle mie spalle, ho allentato la presa della mano per liberare la rondine, che però, in preda a un’agitazione forsennata, stentava ad allontanarsi. “Fidati di me”, le ho sussurrato, più volte, sottovoce, finché non sono riuscita a guidarla verso il cielo. In un attimo, è sparita ai miei occhi, troppo deboli per seguirne il volo.


Se racconto questa storia, c’è un motivo. Avevo deciso di dedicare il post settimanale di “Una luce poco fa” all’ora delle rondini, quel momento della sera in cui gli uccelli giocano a rincorrersi nel cielo. E’ un’ora di gioia pura e misteriosa, in accordo con il cielo rosato, un sentimento assoluto che si trasmette facilmente agli esseri umani.

La povera rondine capitata nel mio soggiorno e, prima ancora, nelle fauci di Fidel, non è soltanto una coincidenza. “Sincronicità”, mi avrebbe corretto Carl Gustav Jung, grattandosi il mento. E’ molto di più. Siamo parte di un mondo vasto e insondabile, attraversato da esseri viventi che, con noi, condividono cuore e respiro, occhi, cielo, allegria e paura. Stringere la loro vita fra le mani, assaporare il loro spavento, ascoltare la loro vivacità, non vuol dire esercitare un potere. Significa considerarli fratelli e sorelle, parlando con dolcezza, affinché comprendano il nostro amore.



Photo by Claudio Castellini

Elena Nieddu


Nata a Genova nel 1974, laureata in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Torino, ha conseguito il praticantato giornalistico all’Ifg “Carlo De Martino” di Milano. Nel 2019 è uscito il suo primo libro, “Senza pelle”, edito da Ensemble. Suoi racconti sono stati pubblicati da “Nuovi argomenti”, “La città”, “Letterate Magazine”. Per il quotidiano “Il Secolo XIX” si occupa di cultura, spettacoli e società.



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