• Redazione TheMeltinPop

ENRICA E LE PRIMULE. Una luce poco fa


(Piccole occasioni di gioia quotidiana)



di Elena Nieddu


In un giorno di sole, Enrica andò al mercato con due grosse borse a comprare dei vasi e un sacchetto di terra. La commessa aveva un lieve accento dell’est e occhi azzurro ghiaccio che le trapassarono il cuore. Buttò i vasi in una delle due sacche, la terra nell’altra, e con la schiena sbilanciata salì su un autobus semideserto: i pochi passeggeri si guardavano l’un l’altro con sospetto, nascondendo le labbra. Tutti sembravano correre da qualche parte, come se una disgrazia stesse per accadere.


Era il giorno della festa della donna. Enrica non si aspettava niente da quella ricorrenza: sarebbe stata la terra a farle compagnia. Difatti, mentre stendeva un telo di plastica sul terrazzino, mentre posizionava i vasi attorno a sé e con la piccola vanga da giardino estraeva le piante in cerca di una casa più comoda, mentre adagiava delicatamente le radici stupite in un nido di terra fresca, il telefono non suonò mai, né un fattorino si presentò alla porta con un mazzo di mimose.


Fu così il giorno seguente, e quello dopo ancora. A poco a poco, invece, le persone si chiusero in casa. Vi rimasero per lunghi mesi, invidiose della primavera. Poi piano piano ricominciarono a uscire. Anche Enrica lo fece. Però, continuò a guardare le sue piante, sbirciandole dalla finestra, interpretando ogni loro malessere come una sua mancanza. Le innaffiava, regolarmente, con troppa acqua, perciò alcune si lasciarono andare al marciume delle radici, crollarono con il loro peso sulla terra fradicia, non impedirono al male di portarle via con sé. Altre, invece, come le primule, si limitavano a campare, ridotte, come erano, a un groviglio di foglie arse dal caldo. Venne l’autunno, e le persone, borbottando, tornarono a chiudersi nelle loro case. Vennero l’inverno e le sorprese davanti all’albero di Natale, un brindisi rinsecchito. Febbraio si portò via il suo fiato di morte e maschere, così tornò la festa della donna. Quel giorno, lo ricordo bene, una primula vermiglia come un sipario aprì i suoi petali. Enrica pensò di non essere vissuta invano.



Photo by Claudio Castellini

Elena Nieddu

Nata a Genova nel 1974, laureata in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Torino, ha conseguito il praticantato giornalistico all’Ifg “Carlo De Martino” di Milano. Nel 2019 è uscito il suo primo libro, “Senza pelle”, edito da Ensemble. Suoi racconti sono stati pubblicati da “Nuovi argomenti”, “La città”, “Letterate Magazine”. Per il quotidiano “Il Secolo XIX” si occupa di cultura, spettacoli e società.

Una luce poco fa (piccole occasioni di gioia quotidiana) . Candele ne grigio


Una luce poco fa (Piccole occasioni di gioia quotidiana). Un olivo a Tokio


Post recenti

Mostra tutti