• Redazione TheMeltinPop

Il posto delle fragole

Una luce poco fa (Piccole occasioni di gioia quotidiana)


di Elena Nieddu




Per prima cosa, si pesano tutti gli ingredienti: farina scura, burro, zucchero, lievito e, naturalmente, fragole, scelte fra quelle più rosse e succose. Poi, li si prepara a diventare sostanza: si lascia sciogliere il burro in un pentolino e si tagliano a pezzetti i frutti, senza essere troppo pignoli, perché il loro destino sarà quello di essere trasformati in una crema rosa.

Infine, si mescola il tutto in un unico, morbido impasto, già soffice nella terrina e, fin dal suo stadio di alimento primordiale, profumato di primavera.


Come tante persone, ho ripreso a cucinare durante i mesi della pandemia. Un po’ per necessità, un po’ per passare il tempo, un po’ per il piacere di creare o, meglio, come direbbe il professor John Keating nel film di Peter Weir “L’attimo fuggente”, per contribuire con un mio verso “al grande spettacolo del mondo”.

Proprio a quegli anni, ai riflessivi Novanta, mi riporta l’atto del cucinare: ai pomeriggi d’inverno, che iniziavano spesso con la preparazione di una torta. Mentre il forno operava la sua magia, si creava il tempo adatto alle versioni di latino, agli studi di funzione e alle vite meravigliose dei filosofi. Allora, era mia madre a guidarmi nelle azioni che diventavano via via sempre più nette e precise. Quando le ripeto adesso, con attorno una cucina diversa, sento il suo sguardo accanto.

E’ come se fosse ancora con me, a spiare dal vetro temperato il lievitare della dolcezza.


Non è la sola, però. Se posso preparare un dolce, che profumerà la casa per giorni, è merito di tante persone. Di chi ha coltivato e raccolto le fragole, di chi me le ha fatte trovare su un banco del mercato, di chi ha coltivato il grano per produrre la farina; ma anche di chi, più prosaicamente, mi ha regalato un frullatore straordinariamente efficiente.


Insomma, quello che sembra un atto solitario è, in realtà, un lavoro di gruppo, possibile per la gentilezza di molti. A tutti loro, a ogni morso, dico grazie.



Photo by Claudio Castellini

Elena Nieddu


Nata a Genova nel 1974, laureata in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Torino, ha conseguito il praticantato giornalistico all’Ifg “Carlo De Martino” di Milano. Nel 2019 è uscito il suo primo libro, “Senza pelle”, edito da Ensemble. Suoi racconti sono stati pubblicati da “Nuovi argomenti”, “La città”, “Letterate Magazine”. Per il quotidiano “Il Secolo XIX” si occupa di cultura, spettacoli e società.



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