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Passaggi a livello





Racconto finalista del Genova BookPop Contest 2023



di Chiara Valseschini



Chiudo il libro e lo stringo fra le mani.

Sorrido a quelle bambine vicino al passaggio a livello. Le osservo da quando, nel libro, la protagonista diventa una guardiana del treno. Ora sono più nitide, più vicine. La più alta è ferma, in piedi, qualche passo più giù e l”altra è china sotto la sbarra abbassata. Segue con lo sguardo quelle linee parallele che riflettono la luce dei lampioni della strada. Sembrano scie di stelle: le ha negli occhi. Resta piegata sulle ginocchia e mette qualcosa sulle rotaie; un”ombra su quella striscia argentea. Sposta il peso del corpo da una gamba all'altra e raggiunge, con un salto, la sorella. Si prendono per mano e si accovacciano sotto al muretto.


“Chissà se il treno si fermerà?”

“Non farà in tempo a frenare” risponde la piccola, “dovrà correre il rischio di uscire dalle rotaie”.

“Potrebbe rallentare e far scendere tutti al volo “ si preoccupa la grande.

“L”hai mai visto rallentare?” chiede l”altra “ Passa fra le case di Santo Stefano veloce come quando lo vediamo dal ponticello”.

“Quale ponticello?”

“Quello vicino alla vasca dell'acqua che serve per l”orto di Nannì”.

“Eh?”

“L'orto dove andiamo a prendere le verdure fresche”. A volte il gracidare delle rane copre lo sferragliare dei vagoni. Ma no, a memoria, a lei non sembra che rallenti.


Hanno una manciata di anni ciascuna che sommati sono tutte le dita di un uomo, ma qualcuno che non sia loro padre. Lui alcune dita le ha perse al lavoro.

Un uomo che con la famiglia va al mare e porta ceste e sedie pieghevoli. Quelli che scendono presto in spiaggia per fissare l”ombrellone in quell'angolo che, nell'arco della giornata, avrà un po' di riparo dal sole. Uno di quelli che gioca, parla e abbraccia i figli. Ecco, uno di quegli uomini perfetti che, se si contasse tutte le dita, arriverebbe alla somma delle loro età.


Il treno passa. Non rallenta, non deraglia. Arriverà alla stazione. Scenderanno famiglie che cercheranno il telefono a gettoni e rassicureranno chi è rimasto lontano: il viaggio è andato bene, nessun sasso ci ha impedito di arrivare al mare.

“Chissà chi è arrivato oggi?” si domanda la grande.

“Lo vedremo domani” risponde la piccola “In fila al telefono della stazione o in coda alla gelateria”.

“Ma tu alla gelateria non ci vieni mai”. La bimba grande abbassa lo sguardo.

“Li vedrai tu!” Sì, perché lei evita la coda e va al bar. Prende la coppa amarena anche se le amarene non le piacciono ma sul fondo ci sono le spumiglie e quando le si sciolgono in bocca si dimentica del frutto e si compiace sempre della sua scelta. La seguo con lo sguardo mentre si siede su una panchina, in disparte, succhia le amarene e le sputa al di là della siepe.


Mi alzo dal divano, vado in cucina e apro il freezer. Scuoto la testa prendendo un cucchiaio.

So che il treno laggiù non passa più. I telefoni a gettoni, le spiagge libere e le rane nella vasca non ci sono più e oggi non bastano tre uomini con tutte le dita per la somma delle nostre età. So che i treni non deragliano per colpa di un sasso, e nonostante questo, non troverò più quel coraggio per posizionarlo sulle rotaie.

Ritorno a sedermi, mi ritrovo vicino alla piccolina, apro la coppa e assieme sputiamo le amarene.

Sorridiamo: arriverà la spumiglia.

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