• Redazione TheMeltinPop

La Pastorale del soffritto


Photo from Pixabay


di Massimo Ansaldo


Facile a dirsi, abusando persino di una certa nonchalance. Lo abbiamo ascoltato molte volte: basta che fai un soffritto e...e poi cosa? Ad un operaio edile potremmo dire basta che fai le fondamenta? O ad un meccanico basta che stringi le viti? O ad un architetto basta che fai il disegno? O ad un avvocato basta che prepari la causa? O ad un pilota di Formula Uno basta che imposti la curva? O ad un tennista basta che carichi il dritto e...la finisco per non tediarvi oltre, perché ho bisogno di tutta la vostra massima attenzione, dovete spremerla dai lobi del cervello o raschiarla dalle pareti interne delle tempie o pomparla, schizzandola fuori, dal vostro cuore indolenzito e indolente. Oggi voglio parlarvi dell’importanza svalutata del soffritto, che definirei esistenziale. Il soffritto della vita.

Torniamo agli esempi: è in quel ‘basta’ che si annida lo stravolgimento dei fattori dell’esperienza. Riformuliamo le frasi: fai un soffritto, fai le fondamenta, stringi le viti, fai il disegno, prepari la causa, imposta la curva, carica il dritto. Sentite come suona armonioso lo spartito? È annullata la sottovalutazione dell’acchito. Il valore ripristinato. Che cos’è l’acchito o acchitto? Dal vocabolario: acchito s. m. [dalfr. acquit, der.di acquitter: v.acchitare]. – Nelgioco del biliardo, la mossa con cui un giocatore si acchita; anche la posizione della palla all’inizio del gioco; di qui le locuz. fig. d’a., di primo a., alla prima, subito: riuscire d’a.;indovinare di primo a.; lo riconobbe di primo acchito. Nel gioco delle bocce, la posizione del pallino all’avvio del gioco. Avvio del gioco, capite. Ora mi direte, ti sei ingoiato il cervello e in compagnia della tua solitudine esistenziale stai marcendo tra le quattro mura dentro le quali ti sei volontariamente recluso al 41 bis ‘ de noiatri’. Volontariamente? Seeh! Sto scontando la pena che mi ha imposto il Giudice Corona, una mattina accortosi che non esercitava la sua giustizia da abbastanza tempo e allora il suo accolito e fedele secondino e un pò ruffiano Virus gli ha fatto capire che per mantenere una certa rispettabile reputazione, avrebbe dovuto svegliarsi, battere il martelletto dallo scranno ed emettere almeno una sentenza, ed eccola, contro di me. Al 41 bis, blindato in casa. Torniamo al soffritto, forse lo avrete capito. Stavo cucinando, il gatto Medullo seguiva i lavori, la tv sempre più lamentosa e invadente non si spegneva neppure dopo che ho buttato i telecomandi nel water e ho tirato lo sciacquone. Mentre preparavo gli ingredienti, cipolla e olio e gli strumenti, mezzaluna, padella e cucchiaio di legno, eccola lì, l’intuizione acchiappata al volo mentre disegnava traiettorie seducenti sopra la mia testa, nella speranza, la sua, di entrare nella mente e riempirmi di pensieri. L’intuizione ha scritto sulla ventola sopra i fuochi della cucina la parola ‘acchito’, vergata nella polvere, con un tratto incerto, ma sufficiente perché io la leggessi.

Sapete come funzionano le intuizioni, esse ci seguono e appena si fanno riconoscere sono pronte per partire a razzo e illuminarti con il loro propellente spaziale e lanciarti nell’Iperuranio. E quale era l’intuizione? È necessario che vi rinfreschi i passaggi fondamentali della preparazione di un soffritto con i fiocchi. Così potrete capire,ad ogni fase aggiungerò un piccolo pensiero suggeritomi dall’intuizione, lo metterò in comune. Cominciamo con l’ingrediente. La cipolla, allium cepa, in latino. Quanto è stata bistrattata dalla anedottistica delle scienze sociali ed economiche. Roba da poveracci, puzza e lascia un alito che non ti dico. Una sola cosa possiamo concedere all’ideologia intelligentona e pressapochista. Nostro Signore ha benedetto la cipolla, concedendo la grazia di farla crescere facile facile, bisognosa di poca acqua e dotata di molto coraggio, protetta dalla terra che, come una coperta materna, la coccola nel suo grembo, senza farla marcire. Un alimento di pronto uso, facile assunzione, nutriente, saporito e durevole. Una vera testaccia dura. Nostro Signore si vede che quel giorno era baciato dalla Dea della Fantasia, infatti non si è risparmiato a variare le specie: cipolla di Tropea, della Valle Alifana, di Acquavivadella Fonti, di Suasa, di Certaldo, di Montoro, di Cavasso Nuovo,di Vatolla, di Sermide, di Brunate, di Cannatà, di Banari, di Giarratana, di Isernia, di Cureggio e Fontaneto, di Belendina d’Andora.


Una varietà di scelte per partire. La vita è tutta una questione di scelte, anzi, di preferenze. Un cibo per i poveri, quindi. Il livello di sostentamento garantito anche dall’allium cepa, cioè quel piccolo frutto della terra a forma di un pallone da rugby, colorato da striature artistiche che sfumano dal bianco candido all’amaranto tenebroso, passando per il terra bruciata fino all’arancio pallido. A proposito delle striature, avete mai osservato una buccia di cipolla al microscopio? Io l’ho fatto quando, nei primi anni sessanta, era d’uso regalare ai ragazzini che frequentavano le elementari delle trappolette cui affibbiavano il nome pomposo di microscopio. Ho sinceramente creduto che fosse stato inventato apposta per la buccia della cipolla. Quel congegno combinato di lenti concave e convesse era potente abbastanza per farti scoprire il segreto intimo della pianta bulbosa, i suoi filamenti più intricati, le striature appunto. Ricordo che allora le avevo paragonate alle strade di una metropoli che avevo visto nelle fotografie sgranate dell’Enciclopedia Universale, l’altro totem dell’educazione, irrinunciabile in quegli anni. Strade che avrei potuto percorrere con le mie automobiline e vivere, così, avventure formidabili. Se Nostro Signore aveva dimostrato fantasia ad inventare le cipolle, pensavo, anche io non sarei stato da meno ad immaginarmi dove sarei potuto arrivare, imboccando anche solo una di quelle strade. Avete capito le cipolle? Cibo per poveri e specchio per piccoli avventurieri in erba. Ancora oggi vorrei ripercorrere quelle strade e magari rallentare, fermarmi sul ciglio

della carreggiata e cercare di scoprire il mio occhio di allora che sta ancora osservando, lo saluterei, chissà se mi riconoscerebbe.Ne dubito.

Torniamo all’argomento principale della nostra conversazione. È fondamentale scegliere una specie di cipolla adatta e quella ramata è forse la migliore per preparare un soffritto che sia degno del suo nome. Tagliere di legno e mezzaluna. Sappiamo che una persona si sviluppa armoniosa quando usa strumenti di educazione adeguati, così il soffritto, non nasce come d’incanto, deve essere temprato dalla dura legge dello sminuzzamento cui è necessario si sottoponga la gagliarda cipolla. Prima, però, ci sono due operazioni che vengono considerate secondariee per questo mai inventariate nei presuntuosi manuali moderni della cosidetta ‘cusine’. Ormai si possono scovare solamente nei libriccini unti e sgualciti, dimenticati dentro i cassetti delle nostre nonne, rivestiti con carta a fiori o delle mamme, sempre che abbiano saputo ereditare con pudica dignità il sapere infuso solo dall’esperienza e non dalla sterile scienza didascalica. Prima di sminuzzare bisogna spogliare e dividere. La cipolla va spogliata con delicatezza, liberata dal suo elegante abito setoso e svelata nuda e bianca, affinché mostri la sua intimità. Dovremo ricordarcene nel prosieguo delle operazioni. Sarà come ricordarsi della nostra ‘prima volta’. Mentre maneggiate la cipolla con delicatezza, ricordatevi di quando vi siete innamorati per ‘sempre’, cioè per la vita e non mi riferisco alle brevi scaramucce amorose, no. Provate a ricordare quando avete trasferito il vostro cuore al sicuro, dentro l’alveo materno di un altro cuore, dove sta ancora battendo e pulserà per sempre. Coraggio, solo così potrete creare la vostra insuperabile ed unica meraviglia.

Dopo averla spogliata e divisa in singole bucce sode, con un coltello sminuzzatela grossolanamente sul tagliere. Siamo pronti per iniziare la danza della mezzaluna ( è una lama ricurva, sulle punte sono avvitate impugnature bombate, che permettono di attivare un movimento ondulatorio ritmato sul tagliere di legno, da appoggiare su un panno umido, così che non scivoli durante la danza). La danza ricorda l’atmosfera che si crea durante l’esecuzione di una rappresentazione d’ecole, inserita nel cartellone di un TeatroStabile importante, in una città mitteleuropea, ai primi del novecento, in stile Belle Epoque. È durante la danza della mezzaluna che l’intuizione svolazza, rimbalzando libera tra le pareti del cranio, avete presente gli elettroni intorno al nucleo? Il primo movimento della lama deve essere delicato e prudente, i pezzi della cipolla sono ancora troppo grossi, rischierebbero di cadere dal tagliere e addio armonia. I primi movimenti sono come i primi passi di danza. Difficile che si incominci forsennatamente. Nella vita funziona allo stesso modo, se ti approssimi alle circostanze che ti capitano con frenesia e slancio disordinato, finisci inesorabilmente nelle sabbie mobili. Invece se ti prendi il tempo di guardare tutti i fattori che le costituiscono, o almeno i principali, vuol dire che hai usato quel tempo usando correttamente la ragione. Vedete comel’intuizione lavora sotto traccia, mentre il tagliere accoglie i primi ritmi della danza?


In questo momento, mentre si sta formando il trito, l’intuizione mi suggerisce di pensare a come ho preparato il trito della mia esistenza. La cipolla era quella giusta? Il tagliere? La mezzaluna? Il ritmo? Già, il ritmo. Dopo i primi movimenti ondulatori succede che mi astragga dall’operazione, per una serie infinita di secondi fisso la sostanza giallo/biancastra. La vita ti avvisa sempre quando stai deragliando dalla via tracciata. Magari non te ne accorgi, oppure non lo fai in tempo, ma la vita ti avvisa. Come quando mi attardo sul tagliere e la cipolla comincia lentamente e inesorabilmente a rilasciare il suo avvertimento. Se danzi troppo, puoi farti male. Gli occhi si arrossano, lacrimo, è difficile proseguire la danza, i passi si fanno incerti, incespico, perdo il tempo, crollo. La vita mi aveva avvisato con i suoi segni e io ho voluto strafare. Piango lacrime che ho voluto subire. Eppure sarebbe bastato aprire la finestra, affinché un refolo di aria fresca diradasse il vapore urticante. Bastava poco, già. E la vita, invece, continua. Anche la danza del tagliere, l’avvertimento non dura all’infinito, l’allarme silenzioso smette di suonare, game over. E la vita continua, riprende a danzare, la lama rischia di sciogliere il composto. Quale sarà il punto limite? Un altro avvertimento, questo perentorio, pena il fallimento. La domanda incombe come la domanda delle domande. Vuoi fare un soffritto o una purea? Non è la stessa cosa sparare il proprio ‘start’da un soffritto o da una purea. Come dire che non importada che cosa incominci, che basta

solo incominciare. Errore fatale, fallimento assicurato. Ciò che conta non è partire, ma presentire di arrivare, comunque. Se prepari un soffritto hai deciso che andrà bene per un piatto che hai scelto, non per un qualsiasi piatto: sughi,arrosti, torte. È necessario uno scopo, un punto di arrivo, che sia anche una ripartenza. Allora non puoi fare una purea di cipolle, mica devi imbastire un dolce alla marmellata di cipolle candite! Fino a quando proseguire con i passi di danza? Fino a quando i pezzetti di cipolla saranno ancora distinguibili l’uno dall’altro, quando i pezzetti di cipolla avranno mantenuto una spiccata individualità. L’unione fa la forza, si dice: una mezza verità che può sempre servire. La danza della mezzaluna non è l’unica che pratica la cipolla. In padella inizia un’altra storia e risulta fondamentale sapere che cosa, quale ‘natura’ ospiterà la padella. C’era una cipolla, ora centinaia di cipolline, figlioletti nati per affettazione, ma pur sempre figlioletti. È una delle meraviglie cui assistiamo quando ci infiliamo dentro la liturgia del soffritto. Assistiamo ad una riunione di famiglia, non abbiamo ucciso la madre! È la madre che si è immolata, avete presente la divisione cellulare? È il processo fondamentale della vita! Una cellula genitore si divide in una o più cellule ‘figlie’. Saranno loro a moltiplicare all’infinito il processo inarrestabile della proliferazione della specie! Quando adagiamo il trito nella padella ci viene concesso il privilegio di partecipare al processo vitale, vederlo in atto.


E se il soffritto fosse l’emulo della broda primordiale, quella che diede inizio al Tutto, avendo ricevuto il Soffio Vitale? La broda, appunto. Ma nel 2020, quando il Giudice Corona, salameleccato dal servo gaglioffo Virus, spadroneggia sulle e dentro le nostre vite, possiamo immaginare la broda primordiale? Possiamo solo sperare che si ricostituisca quell’insieme di sostanze, elementi, molecole e successioni di molecole che hanno permesso a noi...l’olio! È l’olio che permetterà di ripercorrere a ritroso miliardi di frazioni spazio temporali e paleontologiche e tornare alla ‘pozza’ iniziale. Il soffritto, emulo della broda, trova nell’olio bollente l’alveo rigeneratore. Olio e padella, ricordate le avvertenze consigliate per la cipolla, siate accorti nella scelta, ricordate il valore della preferenza?

Ora siamo pronti a vivere il momento focale della liturgia del soffritto. Lasciamo che l’olio riscaldi, con il cucchiaio di legno spargiamo la cipolla sul piano della padella, in modo che appaia una distesa di cipolline bianche e bionde e fresche, immerse e protette, ciascuna da una leggera pellicola d’olio. È la condizione ideale per iniziare il percorso di maturazione. Si, perché il cammino che si esalta fino al soffritto è come un percorso di maturazione della coscienza personale. Nati da una madre cipolla, i cipollini sono protetti in un bagno protettivo e che cosa aspettano? Se rimanessero per sempre in quella condizione, si ammollerebbero, marcirebbero emanando miasmi insopportabili, perirebbero, risultando inutili,

sarebbero ‘non-nati’. Addio schiusa delle uova. E che cosa li potrebbe strappare dalla loro mortale condizione?

State per compiere una di quelle azioni che ricorderete per tutta la vita, se a quell’azione saprete rendere l’onore del valore che riveste.

State per accendere il fuoco! Il fuoco, capite? È il fuoco che strapperà dalla dannazione le cipolline immerse nell’olio e le strapperà alla morte certa. Avete acceso il fuoco, spero ve ne rendiate conto ... avete acceso il Soffio Vitale!

Affacciatevi, ora. Si, affacciatevi sulla padella, armatevi di tutta la pazienza che serve, dovete attendere e poi sostare, senza allontanarvi o fuggire alle prime avvisaglie dello sfrigolio. Cercate di amare quello sfrigolio e non preoccupatevi per i figliolini della cipolla madre. Essi si agitano tutto intorno, toccandosi appena per poi respingersi, tremando circondati da bollicine di olio che si affannano intorno, quasi volessero giocare al girotondo.

Una danza. Vi ricordate la danza della mezzaluna?


La danza cui state assistendo vi fa capire che quella della mezzaluna era stata preparata per assistere a questa. Senza la prima non avreste potuto scoprire i volteggi e i cambi passo, i colpi di tacco e le giravolte.

Capite perché era importante non ridurre tutto ad una poltiglia di cipolla? Nella danza della mezzaluna era il silenzio ad avvolgere lo sminuzzamento, ora state ascoltando una sinfonia lieve, appena accennata, il fuoco provvede ad alimentare le note sfrigolanti, armoniose e cadenzate.

È il fuoco il direttore d’orchestra della sinfonia! Un fuoco moderato, ma deciso, che diventa prorompente come una cavalcata delle Valchirie. Fuoco basso, smisurata saggezza.

Il percorso di maturazione sta giungendo al culmine, guardate come cambiano i colori, come cambiano le individualità, le piccole cipolle gioiscono per la trovata compiutezza, riconoscono il disegno scelto per loro. Ora profumano di buono. Riaccade dai tempi della prima pozza di broda primordiale. Non si finisce per forza dalla padella alla brace.

Il soffritto è l’avvio del gioco, l’acchito dal quale ogni cosa insaporisce.




Massimo Ansaldo è nato a Varazze ( Sv ) nel 1959 e vive a La Spezia, dove esercita la professione di avvocato.

Nel 2014 ha pubblicato il noir Macerie (Leucotea) e nel 2016 Il segno del Sale (Leucotea). Pubblica nel 2020 il romanzo Qualcosa da tacere (Frilli Editore).

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