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Sindrome dell’abbandono: le cause e come riconoscerla. Testimonianza di un’abbandonata




di Alessia Spinola


Tutti noi, o quasi, nella vita siamo stati abbandonati.

Che possa essere un partner, un amico, un genitore o un semplice conoscente, ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta l’abbandono e l’essere lasciati. Cosa si fa in questi casi? Si va avanti, direte voi. Certo, avete ragione, ma non è per tutti così semplice.

Il timore di essere lasciati o di rimanere soli è comune a tutti, ma ci sono persone in cui questa paura è più radicata, più subdola, tanto da provocare un sentimento di ansia perenne che può anche sfociare nella depressione.

Possiamo dare un nome a tutto questo: sindrome dell’abbandono.


La sindrome dell’abbandono non è una patologia riconosciuta ma ciò non vuol dire che sia meno importante o meno destabilizzante. Chi la prova sulla propria pelle è attanagliato da una certezza, ovvero quella che prima o poi verrà lasciato e ciò provoca un grande senso di disagio perché ci si sente sull’orlo di un baratro, sul filo del rasoio, si sa che un qualcosa di terribile accadrà ma non si sa quando, il partner o chiunque altro può lasciare o tradire in qualsiasi momento.

Questa paura è una delle principali cause di infelicità nelle relazioni ed è inoltre una delle più diffuse. Il timore di essere abbandonati può portare a comportamenti tossici e lede profondamente l’autostima di chi lo prova. Spesso viene nascosto da espressioni molto premurose e di riguardo nei confronti del partner, ma con il trascorrere del tempo tutte queste attenzioni si trasformano in un sentimento deleterio per chi le esercita perché non sono più semplici affettuosità, ma necessità di non deludere l’altra persona, influendo, così, negativamente sulla relazione.


La sindrome dell’abbandono ha delle radici, non la si prova senza motivo.

In molti casi può risalire all’infanzia, ma spesso la causa che porta a questo malessere interiore è da attribuire a traumi come perdite improvvise o particolarmente sofferte che hanno lasciato nella persona una cicatrice sempre pronta a riaprirsi nei momenti critici, facendo così riaffiorare il dolore passato.

La paura di provare di nuovo un dolore simile è troppo forte, non si riuscirebbe a reggerlo una seconda volta.


Sentimenti di ansia legati al distacco, insicurezza, bassa autostima, poca fiducia nei confronti degli altri, instabilità emotiva: questi sono solo alcuni dei sintomi tipici di coloro che soffrono di questa sindrome, manifestandosi non solo all’interno di una relazione di coppia, ma anche nella sfera familiare o con gli amici.


Superare questo disturbo, però, è possibile. Per farlo è necessario intraprendere un percorso di psicoterapia perché grazie all’aiuto di un esperto si riuscirà a conoscere meglio le emozioni come la rabbia e l’ansia che per tanto tempo sono state autolesive, e queste da punti deboli si trasformeranno in punti di forza che faranno accrescere l’autostima.

Ricordiamoci che chiedere aiuto non è una debolezza, anzi, è sintomo di grande forza ed è il primo passo fondamentale per superare una situazione difficile, qualunque essa sia.



«Delle prigioni che ho abitato,

di tutte possedevo la chiave»


Ho sperimentato anch’io sulla mia pelle tutte queste sensazioni e se dovessi descrivere quello che ho passato userei questa citazione perché la riassume perfettamente.

Ogni singola paura, ogni timore, ogni ansia, erano tutte nella mia testa e quindi, proprio come dice la frase, avrei potuto liberarmene in qualsiasi momento, ma queste si sono ancorate nei miei punti più deboli e non nego che non se ne sono mai del tutto andate, proprio come dei fantasmi sono pronte a riaffiorare nei momenti bui in cui diventa difficile vedere la luce.

Nel corso degli anni ho vissuto esperienze che mi hanno portato a prediligere la via della solitudine perché per me era più confortante, mi fidavo di me stessa e, soprattutto, sapevo che io non mi sarei mai lasciata. Oggi, invece, ho sperimentato la rasserenante sensazione dell’affidarsi a qualcun altro che non sia la mia persona, ho imparato che a volte a fidarsi si fa bene e, più di tutto, ho appreso quanto sia fondamentale trovare il coraggio di esprimere le mie sensazioni, ma non solo quelle belle, soprattutto quelle brutte. È per questo che quelle poche persone che ho al mio fianco sono per me estremamente preziose perché a loro ho deciso di affidare la mia fragilità. Inoltre, avere una relazione sana con una persona che ti comprende e che tiene a te renderà tutto più facile, non sparirà tutto, ma sarà semplicemente un lontano ricordo.


Ho voluto raccontare brevemente la mia esperienza per tutti coloro che stanno vivendo una situazione simile, ma anche per portare alla luce un argomento di cui si parla poco ma che riguarda tantissime persone, e mi auguro che magari possa essere utile a riconoscerla se qualcuno vicino a voi avesse bisogno di aiuto.

E anche per ricordarvi che anche nei momenti più bui si può accendere la luce, siete voi a possedere la chiave della vostra prigione.

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