• Redazione TheMeltinPop

FuoriSerie. "THE STAIRCASE"



di Cristina Castagnola


Titolo: The staircase

Ideatore: Antonio Campos

Genere: Drammatico

Anno: 2022

Paese: USA

Episodi: 8

Durata: 65 min

Attori: Colin Firth, Toni Collette, Michael Stuhlbarg, Dane DeHaan, Olivia DeJonge, Patrick Schwarzenegger, Sophie Turner, Odessa Young, Rosemarie DeWitt

Distribuzione: Sky, NowTV



“Per questo io sono nato. Per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità; e chiunque è dalla parte della verità ascolta la mia voce.”

“Verità?” disse Pilato, “Cos’è la verità?” - Giovanni 18:37


Si apre il sipario su “The staircase: una morte sospetta”. Non a caso si parla di verità, questione centrale di questa miniserie del 2022 targata Sky Original. È tratta da una storia vera, nulla di romanzato e nulla frutto dell’immaginazione del regista Antonio Campos; fatti su pellicola, almeno in apparenza.

Nasce dalla“costola” dell’omonima docuserie del 2004 realizzata dal francese Jean-Xavier de Lestrade (su Netflix divisa in tre stagioni che ripercorrono la vicenda processuale) e si basa sul dramma dello scrittore americano Michael Peterson e della (accidentale?) morte di sua moglie Kathleen, rispettivamente impersonati dagli splendidi Colin Firth e Toni Collette.


Girata quasi interamente ad Atlanta, con un totale di 8 episodi da circa 65 minuti ciascuno e con un crescendo di colpi di scena e di dubbi per lo spettatore, non ci fa mai sentire davvero tranquilli di fianco al protagonista, estremamente portato per le bugie.

Sebbene non sia rilevante di per sé la trama essendo un aspetto già conosciuto, la parte che risulta più interessante è vedere come si snodano i fatti e come piano piano si aggiungono nuovi filoni che guidano lo spettatore non da un lato o dall’altro del processo, ma donando informazioni che possono e devono essere interpretate come meglio si crede. La serie non ha la pretesa di dare ragione a una parte o all’altra, semplicemente cerca di valutare insieme al pubblico diverse ipotesi su quanto accaduto alla vittima.


L’incidente avvenne la notte del 9 dicembre 2001. La regia non sembra che abbia voluto censurare niente del modo in cui Kathleen venne ritrovata in fondo alle scale della villa di Durham dove vivevano i due, con i figli di entrambi (avuti da matrimoni diversi) che a volte bazzicavano per la casa. Anche le diverse ricostruzioni dell’accaduto (ne abbiamo tre diverse a seconda dei possibili scenari di colpevolezza del marito o meno) non nascondono nulla e mostrano senza mezzi termini l’estrema durezza della scena.


Gli episodi sono tutto un alternarsi di momenti prima della morte della donna, dove ci viene presentata una coppia che non sembra passarsela (troppo) male; seguono poi i tragici anni dopo la sua scomparsa e durante il processo, insieme ai quali si mescolano avvenimenti abbastanza recenti. Infatti, precisamente il 24 febbraio 2017 grazie una dichiarazione di Alford Plea, Micheal Peterson ottiene un patteggiamento ed è di nuovo libero.

L’Alford Plea non è una vera e propria dichiarazione di colpevolezza, ma significa che l’imputato concorda sul fatto che ci siano sufficienti prove a suo carico per sfociare in un verdetto del genere. In questo caso Michael, avendo già scontato gli 86 mesi di prigione imposti dal giudice, è ufficialmente fuori dal carcere.


All’interno della serie vediamo anche i documentaristi francesi, tra cui lo stesso Jean-Xavier de Lestrade (Vincent Vermignon), che riprendono il processo e parte della vita privata della famiglia Peterson, in modo da mostrare l’intricato sistema giudiziario americano. Una di loro, Sophie Brunet (Juliette Binoche), seguendo la sua storia finisce per innamorarsene e cominciano a scriversi, mentre Michael si trova ancora in prigione. Sarà lei a riportarlo finalmente sulla retta via?


Dalla parte dei quattro figli dell’uomo, i quali attori sviluppano egregiamente i vari personaggi, hanno un atteggiamento diverso nei confronti del padre mano a mano che vengono a galla segreti e che passa il tempo. Viene giustamente analizzata anche la loro di visione dell’enorme processo, che li porterà a dover far meno di entrambi i genitori. Tuttavia, sembrano riuscire a spalleggiarsi a vicenda e almeno da questo punto di vista si ha un lieto fine.


Per l’intera durata della serie, si è quasi sempre portati a credere all’innocenza dello scrittore. Ovviamente la vita della coppia non era rose e fiori, ma nel complesso sembrava che funzionassero. Non sapremo mai se fossero solamente bugie di uno spietato killer o parole sincere di un vedovo. Fatto sta che le mie convinzioni hanno vacillato leggermente proprio negli ultimi fotogrammi del racconto: dopo una specie di monologo interiore in cui immagina di parlare con Kathleen, Michael si siede sul letto e con un inquietante camera look (uno sguardo diretto in camera) da serio com’era abbozza uno strano lieve sorriso, probabilmente consapevole che nessuno sarebbe mai venuto a conoscenza della verità.


Ad oggi Michael si trova ancora a Durham in Nord Carolina, stesso luogo del tragico evento, e continua a dichiararsi innocente. Per lui la morte della moglie è stata “solamente” un tragico incidente. Nemmeno il suo avvocato David Rudolf (interpretato da Michael Stuhlbarg) capisce bene il motivo della scelta di rimanere in quella città. Ironia della sorte o come vogliamo pensarla, ora vive in una casa senza scale.


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