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  • Redazione TheMeltinPop

FuoriSerie. "LE SETTE VITE DI LEA"



di Cristina Castagnola


Titolo: Le sette vite di Léa

Regia: Julien Despaux, Emilie Noblet.

Anno: 2022

Durata: 1 stagione, 7 episodi

Distribuzione: Netflix

Genere: teen drama, thriller

Nazionalità: Francia

Cast: Raïka Hazanavicius, Khalil Ben Gharbia, Marguerite Thiam, Maïra Schmitt.



Il cinema espressionista francese degli anni ’20 mostrava un forte legame con l’espressionismo pittorico, per il quale luce e colori erano fondamentali. Emozioni e psicologia erano, invece,alla base di questa tipologia di cinema, strumenti per manifestare la complessità dei personaggi.

La luce sull’introspezione tipica di quell’epoca è presente anche nel moderno crime soprannaturale "Le sette vite di Léa", prodotto da Empreinte Digitale per la piattaforma streaming Netflix e uscito nel 2022. La miniserie da 7 episodi di circa 45 minuti ciascuno, è un riadattamento del romanzo "7 giorni 7 vite" ("Les 7 vies de Léo Belami" in lingua originale) di Nataël Trapp. Creato da Charlotte Sanson, con la regia di Julien Despaux e Emelie Noblet, coinvolge un cast di giovani interpreti transalpini.


Attualmente, sono numerose le serie televisive francesi che stanno conquistando poco a poco il favore del pubblico: "Gloria’"(poliziesco-thriller,2021), "Morgane-Detective Geniale" (commedia-giallo, 2021), "La scogliera dei misteri" (poliziesco-thriller, 2021)… Quasi tutte queste proposte racchiudono un enigma che deve essere risolto da una donna (preferibilmente); l’ambientazione è quasi interamente urbana, ma le vere scelte in grado di cambiare il corso della storia, vengono fatte in luoghi immersi nella natura lontani dal caos delle metropoli.


Il racconto da noi preso in analisi rientra in modo perfetto in questi canoni: la protagonista, Léa (Raïka Hazanavicius, figlia del regista e sceneggiatore Michel Hazanavicius), è una diciassettenne che si ritrova suo malgrado a dover (o voler) risolvere un controverso omicidio/suicidio avvenuto ben 30 anni prima. La vittima era il giovane Ismaël (Khalil Ben Gharbia), creduto scomparso fino al ritrovamento del suo cadavere. Il luogo del misfatto si trova sul letto del fiume immerso nelle splendide Gole del Verdon in Francia, paesaggio che vediamo cambiare dal 1991 (anno della tragedia) al 2021 (anno in cui si trova Léa all’inizio della storia).

I sette episodi prendono il titolo dal giorno che rappresentano: dal 15 al 21 giugno, per entrambi i periodi sopracitati, ciascuno narrando una delle vite ‘vissute’ dalla protagonista nel corso del racconto. Ma in che senso?


Dopo il ritrovamento di Ismaël, la ragazza durante la notte si ritrova catapultata nel suo corpo il giorno 15 giugno 1991. Da quel momento, Léa si metterà letteralmente nei panni di altri personaggi per sette notti di fila e cercherà di risolvere il mistero che aleggia intorno alla storia del giovane arabo, il cui cerchio si chiuderà solamente il giorno 21 giugno 1991.

Grazie a questa vicenda, possiamo vedere l’enorme cambiamento che hanno subito le generazioni dagli anni ’90 a oggi. All’epoca dei genitori di Léa, il razzismo era ancora profondamente radicato in alcuni ed essi stessi erano diversi dalla nostra ‘normalità’, già a partire dal modo di vestire e di parlare. Ancora resisteva la divisione in ‘classi sociali’ tra gli adolescenti e l’identità di genere era del tutto sconosciuta, ma anzi nascosta per evitare ulteriori traumi da parte dei propri compagni. Come capita ancora oggi, non si era totalmente liberi di esprimere il proprio sé di fronte alle altre persone.


Trovandosi al posto dei suoi genitori e di altri coetanei, Léa è molto spesso costretta a prendere decisioni per conto loro, decisioni che potrebbero rivoluzionare completamente il corso degli eventi e la stessa futura sorte dei ragazzi. Non è facile, e nemmeno giusto, scegliere per la vita altrui senza che si possa dare una propria opinione e questo lo si impara solamente a proprie spese. È ciò che molto spesso fanno i genitori con i propri figli, impedendogli di sperimentare il mondo così com’è.


Durante questo ‘viaggio’, la ragazza riscopre anche se stessa: può provare cose nuove e, magari, trovare finalmente la sua strada. Si sente in debito con Ismaël perché sostiene che sia stato lui a salvarla. (ATTENZIONE SPOILER) Pensa che si sia suicidato a causa del suo futuro incerto nel campo della musica, così come intendeva fare lei stessa in quel fiume pensando di non avere alcuno scopo. Tuttavia, al funerale del ragazzo, qualcosa si sblocca e sembra capire che quella non sarebbe stata la strada migliore, specialmente per i suoi genitori: chi li avrebbe sostenuti dopo la sua egoistica scomparsa? La serie diventa una presa di coscienza dell’enorme potere che abbiamo sulle persone che ci stanno intorno (FINE SPOILER).


La giovane Léa chi deciderà di mettere al primo posto?

Poter toccare con mano e vedere con i propri occhi ciò che erano i suoi genitori, i loro coetanei o gli adulti in generale, dimostra alla ragazza che un futuro certo a 17 anni non esiste per nessuno e tutti si sentono perduti allo stesso modo. Riesce a capire più a fondo i comportamenti dei suoi familiari e finisce per accettarli per quello che sono, così come riesce a fare con se stessa.

Il finale aperto preannuncia l’uscita di una seconda stagione, in programma per i mesi estivi del 2023.

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