• Redazione TheMeltinPop

FuoriSerie."EUPHORIA"vs"STRAPPARE LUNGO I BORDI"vs "SEX EDUCATION"

Parte prima


E con questa settimana si conclude il progetto che ha unito in questi ultimi due mesi The Meltin Pop e gli studenti del primo anno del Corso di Creative Writing della facoltà di Scienze della Comunicazione UNIGE di Sara Rattaro. Per la rubrica FuoriSerie, gli studenti hanno avuto la possibilità di recensire una serie TV di grande successo. Il genere scelto per questa ultima prova ha come protagonisti i GIOVANI, il loro mondo, le loro aspettative, le difficoltà di crescere in questa realtà, la loro capacità di vivere il presente e pensare il futuro. "Sex Education", "Euphoria" e "Strappare lungo i bordi" sono tre tra le serie che affrontano queste tematiche in modo più emblematico e originale.


A conclusione del progetto, ringraziamo tutti i ragazzi che hanno aderito con molto entusiasmo a questa iniziativa, impegnandosi al massimo e regalandoci il loro interessante punto di vista sulle serie che più hanno fatto parlare di sé in questa ultima stagione. Hanno tutti lavorato sodo, prendendo dimestichezza con un linguaggio - quello dei media - e con strumenti - quelli della critica televisiva - che non conoscevano, dimostrando di volta in volta di sapersene servire con capacità e personalità sempre maggiori. Pertanto, la Redazione ha deciso di premiare la loro voglia di mettersi in gioco e la loro bravura, pubblicando, suddivise tra oggi e domani, le recensioni che hanno inviato.

Un ringraziamento va ovviamente anche alla loro docente, la professoressa Sara Rattaro, che ha permesso loro di affrontare un percorso alternativo alle attività strettamente curricolari, dando loro l'opportunità di confrontarsi con un diverso mezzo espressivo.

Ecco dunque di seguito i "magnifici dodici" che ci hanno tenuto compagnia:


Cristina Castagnola, Giulio Fabbri, Chiara Gardella, Fabiano Lanteri , Valentina Laviano, Alice Massari, Arianna Monticone, Lucia Palumbo, Caterina Patrone, Sara Picasso, Alessia Spinola, Fabio Venturini.



 

Titolo: Sex Education

Genere: serie TV per adolescenti

Anno: 2019 – in produzione

Episodi: 8 per stagione

Stagioni: 3

Durata: 50/60 min

Attori: Asa Butterfield, Gillian Anderson, Ncuti Gatwa, Emma Mackey, Connor Swindells, Kedar Williams-Stirling, Alistair Petrie, Aimee Lou Wood, Mimi Keene, Chaneil Kular, Tanya Reynolds, Patricia Allison, Mikael Persbrandt, Rakhee Thakrar, Jemima Kirke, Anne-Marie Duff e Simone Ashleypa.

Creato da: Laurie Nunn

Produzione: Eleven Film

Regia: Ben Taylor, Kate Herron, Sophie Goodhart e Alice Seabright

Distributore: Netflix



 

SEX EDUCATION: la tormentata e straordinaria vita adolescenziale


di Chiara Gardella


“Dobbiamo tutti imparare ad amare noi stessi per poter amare davvero gli altri. Chi siete voi per non amarvi?”


Sex Education, come si può intuire dal titolo, ha come filo conduttore il sesso. Eh già, per una volta si parla di qualcosa di cui tutti si vergognano… Cosa c’è di tanto insolito e strano nel parlare di sesso?

Questa serie non è il solito teen drama che coinvolge solo un pubblico giovanile perché in fondo il sesso unisce tutte le persone indipendentemente da genere, età ed orientamento sessuale.


Ci troviamo in una cittadina inglese e la storia ruota attorno agli studenti del liceo Moordale e ai loro genitori che insieme cercano di scardinare tutti quei pregiudizi di un mondo fatto di stereotipi inutili. Più precisamente, nelle tre stagioni si racconta di Otis Milburn, un ragazzo di sedici anni, timido, insicuro e molto introverso che è il figlio di una coppia di sessuologi divorziati. Per Otis quindi il sesso non è un argomento tabù, rappresenta la normalità e tra le mura di casa sua è un tema che viene trattato apertamente. Il ragazzo, nonostante la sua conoscenza in campo teorico, ha qualche difficoltà con la sua sessualità e gli risulta complesso instaurare dei rapporti con i suoi coetanei, fatta eccezione per Eric, il suo migliore amico. La vita dei due ragazzi cambia grazie a Maeve Wiley che convince Otis a diventare il terapista sessuale dei compagni; in cambio di una piccola somma di denaro, Otis fornisce loro consigli, creando così una vera e propria clinica clandestina del sesso. Ma adesso non vi racconterò altri dettagli salienti della trama, altrimenti vi rovinerei tutto il divertimento!


Potremmo dire che Sex Education sia il perfetto connubio tra interpretazione e sceneggiatura che va a creare un vero e proprio percorso di riflessione e crescita personale. Attraverso un utilizzo efficace della fotografia che dà vita ad inquadrature provocatorie e sfrontate, la serie che apparentemente sembra avere come focus principale quello della sessualità, diventa un mezzo per interrogarsi su problemi più intimi e profondi.


“So che cosa si prova quando qualcuno non ricambia i tuoi sentimenti e tu non puoi smettere di pensarci. Fa male ma non si può piacere per forza...”


Essendo il tema principale il sesso, ogni episodio si apre con la messa in scena dei problemi sessuali dei diversi personaggi che poi si rivolgeranno ad Otis in cerca di consigli. Questa tematica viene sviluppata in modo trasparente e dettagliato partendo proprio dalle difficoltà che gli adolescenti riscontrano con la sessualità e le prime esperienze legate per esempio alle insicurezze e alla scoperta della loro identità sessuale. In relazione a questo argomento si parla anche di masturbazione, slut shaming, desideri sessuali, perdita della verginità e in generale di tutto ciò che riguarda il sesso in modo esplicito. Nella serie non compaiono disparità per le coppie gay o pansessauali e il messaggio che viene condiviso con il pubblico è che non c’è nulla di strano perché ciascuno è libero di essere sé stesso. Un altro aspetto interessante che viene affrontato è la concezione della sessualità e finalmente quella femminile viene rappresentata al pari di quella maschile. Infine, il sesso viene mostrato anche come una forma di crescita personale e scoperta di sé stessi e del significato dell’amore.

La serie non è solo “Sex” ma anche “Education”, infatti gli adolescenti si sentono spesso a disagio nel porre domande scomode sul sesso, ma attraverso gli episodi si cerca di trasmettere il messaggio che fare sesso non significa solo farlo in modo sicuro e consenziente, ma anche divertirsi e sapersi ascoltare.


Sex Education è un vero e proprio capolavoro privo di censure, divertente, coinvolgente, che racconta delle difficoltà che derivano dal vivere in un mondo ipersessualizzato, nel quale il piacere viene rappresentato nella sua totalità: da una parte il divertimento, il godimento e l’appagamento, dall’altra può creare anche solitudine, paura e vergogna di non essere all’altezza per gli standard definiti della nostra società.

“L’amore non è fatto di grandi gesti, di luna e stelle, è un colpo di fortuna e a volte incontri qualcuno che prova le stesse cose e altre non hai fortuna… ma un giorno incontrerai qualcuno che ti ama per come sei. Siamo sette miliardi di persone, so che ce n’è una che andrebbe sulla luna per te”



 

SEX EDUCATION (Stagione 1)


di Fabio Venturini



Si tratta di una serie TV offerta dalla piattaforma Netflix.

Il contenuto si colloca a metà strada tra un dramedy adolescenziale e l’edutainment sistematizzato che pone al centro l’atteggiamento e i vissuti degli adolescenti nei confronti dei rapporti sessuali.

La serie TV è stata creata da Laurie Nunn ed è sbarcata in streaming l’11 gennaio 2019; è composta da 8 episodi, ciascuno della durata di cinquantacinque minuti ca.

Le riprese hanno avuto luogo a Wye Valley, un piccolo paese situato tra l’Inghilterra e il Galles e l’Università di Caerleon, oggi non più attiva, è la location principale scelta dove Laurie Nunn ha girato la maggior parte delle scene.


Il cast di “Sex Education” è ricco di attori funzionali al progetto che Netflix vuole creare.

Tra i personaggi principali troviamo: Asa Butterfield, Gillian Anderson, Ncuti Gatwa, Emma Mackey, Connor Swindells, Kedar Williams-Stirling e Aimee Lou Wood.


“Sex Education” racconta la storia di Otis Milburn, un ragazzo di sedici anni che vive in un piccolo paesino con la madre Jean , sessuologa di professione, la quale gestisce a pieno regime i suoi pazienti in uno studio specializzato in disturbi e problematiche di ordine sessuale, situato in casa propria.

Abituato a vivere insieme ad una madre che tratta l’ argomento della sessualità con una certa leggerezza e facilità , Otis diventerà anch’egli un esperto del settore, seppur in maniera teorica. Il ragazzo decide infatti di sfruttare la sua conoscenza sulle vicende legate al sesso in modo da diventare popolare a scuola, con l’obiettivo di riuscire ad entrare in relazione con i suoi compagni. Insieme ad Eric, il suo migliore amico, e a Meave, una compagna di classe a cui è molto legato ,Otis decide di creare una clinica clandestina del sesso nei bagni della scuola per risolvere i problemi degli studenti, cercando anche di guadagnare qualche soldo.


Laurie Nunn nel corso della prima stagione di “Sex Education” ha eseguito un ottimo lavoro. Il regista riesce a far sentire a loro agio i personaggi, principali e non, caratterizzando ogni aspetto della loro performance. La regia è abbastanza lineare. L’attore che interpreta Otis è perfetto nel ruolo da protagonista, riuscendo a caratterizzare al meglio il classico ragazzo umile e introverso.


Consiglio la visione di questa serie televisiva per un pubblico giovanile, dato che questa teen comedy non ha paura di affrontare tematiche delicate tra gli adolescenti, anzi, riesce ad argomentare tali concetti in un modo esplicito e leggero portando facilmente alla riflessione.



 

SEX EDUCATION

di Sara Picasso


“Sex education” è il titolo della serie creata da Laurie Nunn e diretta da Ben Taylor targata Netflix. Si tratta di una commedia divertente a tratti drammatica che affronta argomenti di vario genere legati alla nostra società e problemi che soprattutto gli adolescenti si trovano davanti ad un certo punto della loro vita. La particolarità di questa comedy è quella di un ampio cast, una colonna sonora che trascina lo spettatore, personaggi che abbattono gli stereotipi e una varietà di situazioni che finalmente permettono a chiunque la guardi di sentirsi rappresentato.


La prima stagione inizia con le avventure di un gruppo di sedicenni alle prese con questioni legate ad amicizia, familiari, scuola e soprattutto legate al sesso.

Otis è un ragazzo tranquillo e poco popolare, cresciuto dalla madre single. La sua vita all'inizio scorre in maniera lineare con giornate passate a casa o in compagnia del migliore amico Eric, fino a quando si trova per caso a dare consigli ai compagni di scuola per problemi di natura sessuale, a quel punto Maeve, una ragazza dall'aria tosta per la quale lui ha una cotta, gli suggerisce di aprire una clinica del sesso nei bagni della scuola e ricavarci del denaro.


La storia lascia spazio a molti protagonisti, alcuni conosciuti grazie alla clinica, altri esterni come la madre di Maeve, il padre di Eric e ancora la mamma di Otis e molti ragazzi della scuola. Questa serie porta alla luce le diversità e le rende normali, umane e bellissime, perchè tutti siamo diversi e non dobbiamo nasconderci.

Temi come i dubbi legati ai primi rapporti sessuali, alle malattie sessualmente trasmissibili, all'uso dei contraccettivi, all'aborto (del quale se ne parla in un episodio molto toccante) ma anche alle molestie sessuali sono trattati con molta libertà. Ogni episodio, soprattutto nella prima stagione, si concentra in particolar modo su ognuno di questi temi.

Durante la seconda e terza stagione inoltre si parla del tema della disabilità, che come le altre tematiche è affrontato con la consapevolezza che una patologia o un problema fisico non devono farci sentire inferiori agli altri.

Maeve dice : “Quello che non uccide fortifica” e ha ragione, mai farsi buttare giù da una brutta situazione, niente ci aiuterà quanto trovare la consapevolezza di chi siamo e la forza per combattere per far vedere a tutti quanto valiamo.


Grazie a tutte queste esperienze che i nostri protagonisti si trovano a dover affrontare, riescono anche a capire che a volte fare la cosa giusta è meglio anche per loro e per le persone che li circondano; capiscono, con il passare del tempo, l'importanza della famiglia, dell'amicizia e della bontà; di come affrontare i loro problemi in maniera molto più aperta ai confronti, che la libertà è bellissima e che i problemi che si riscontrano devono essere affrontati con coraggio.


“Quando ami una persona, c'è sempre una piccola parte di te terrorizzata dall'idea di perderla. Ma devi fare in modo che le persone che ami sappiano che le ami. Anche se questo vuol dire soffrire.” “Perchè? Sembra terribile.” “Perchè tu sei vivo!”



 



Titolo: Euphoria

Genere: Drammatico Ideatore: Sam Levinson Attori: Zendaya, Maude Apatow, Angus Cloud, Alexa Demie, Jacob Elordi, Barbie Ferreira, Hunter Schafer, Algee Smith, Sydney Sweeney Anno: 2019 Paese: USA Produzione: A24 Television Durata: 55 min Stato: In produzione



EUPHORIA


di Lucia Palumbo



Il mondo adolescenziale senza filtri e mezzi termini, a tratti scandaloso ma tremendamente realistico: Euphoria è la serie che racconta questo mondo, ricco di euforia a certe condizioni.

Traumi passati, droghe, sessualità, rapporti complicati con i genitori sono i temi principali trattati dalla serie di origine statunitense, nata come riadattamento dell’omonima miniserie israeliana ideata da Ron Leshem, Daphna Levin e TmiraYardeni. Uscita a giugno 2019, composta da otto episodi, è stata diretta da Sam Levinson e prodotta per la HBO. Attualmente disponibile su Sky e Now-tv.


La protagonista Rue Bennet, interpretata da Zendaya, porta sullo schermo la storia di una ragazza con diversi problemi: deficit di attenzione, attacchi di panico e un disturbo ossessivo-compulsivo che la portano fin da bambina ad assumere psicofarmaci, che reperisce facilmente grazie alle medicine del papà malato di cancro, da lei stessa accudito prima che la lasci per sempre. Già nel primo episodio capiamo cosa è la droga per Rue: non solo una dipendenza ma una via di fuga dal disagio esistenziale e dal dolore.


“…e allora ho pensato: questa è la sensazione che sto cercando da tutta la vita, d’un tratto il mondo era silenzioso ed io mi sentivo al sicuro nella mia testa. Lui se ne era andato, gli attacchi di panico erano rimasti ed io avevo trovato un modo per vivere”


Da qui sarà facile che la protagonista sprofondi nella dipendenza e non ne esca pulita nemmeno la riabilitazione, fasi che Rue ci racconta e che vediamo solo attraverso flashback. La sua storia è drammatica quanto realistica, il suo comportamento fa oscillare lo spettatore tra l’empatia e la condanna: nonostante l’infanzia problematica, non possiamo non notare le conseguenze della sua dipendenza sulla sorellina minore e sulla madre costrette a vederla autodistruggersi.


Rue però non è l’unica ad affrontare un’adolescenza difficile, attraverso la sua voce da narratore onnisciente in ogni episodio vediamo approfondire meglio la vita (e i problemi) dei suoi compagni di liceo: Nate (Jacob Elordi), il solito ragazzo bello sicuro di sé (che non può mai mancare in una serie teen americana) e con problemi di rabbia; Maddy (AlexaDemie) e Cassie (Sydney Sweeney), le ragazze perfette e alla moda convinte di avere solo la loro bellezza per conquistare i ragazzi; Kate (Barbie Ferreira), ragazza che cerca, tramite il sesso e la pornografia, un modo per apprezzare il proprio corpo e trovare la sua identità; ed infine Jules (Hunter Schafer), una ragazza transessuale (anche nella realtà) migliore amica di Rue, che trova nei rapporti occasionali il modo per affermare la sua femminilità.

Quello che accomuna questi ragazzi, è il loro disagio e la loro sofferenza (ognuno per i propri motivi) e il fatto che abbiano vissuto o stiano vivendo situazioni traumatiche. Di conseguenza anche l’amicizia conta molto, soprattutto se arriva ad essere l’unica cosa che ti salva dai rapporti familiari instabili. Gli amici diventano una vera e propria famiglia, e la cosa bella è che li puoi scegliere tu: così fa Rue con Jules.


L’adolescenza è un periodo complicato e delicato, ricco di incertezze, ci si sente piccoli ma già chiamati a prendere decisioni, ad avere obiettivi ed a trovare la propria strada. Ma non sapendo dove andare, le strade diventano mille e si prova a percorrerle tutte perdendosi, sbagliando e facendosi talvolta male.

Nell’epoca di Internet, dei social media, mettersi in mostra online equivale ad esistere. Spesso però ciò che decidiamo di far vedere non rappresenta davvero noi stessi. E quando gli schermi si spengono cosa resta?


Un aspetto degno di nota è l’aspetto visivo psichedelico ottenuto con una fotografia al neon che alterna luci a parti buie. L’estetica immersiva è sicuramente il punto forte della serie, insieme alle riprese vertiginose e all’interpretazione impeccabile di Zendaya. Altro aspetto tecnico sono le musiche che accompagnano ogni episodio di Euphoria, composte dal cantautore e produttore discografico britannico Labrinth, che si intersecano perfettamente durante il ritratto dei personaggi e degli eventi.


In conclusione la serie anche se tratta argomenti già noti in maniera originale, non è il capolavoro o la rivoluzione di cui alcuni parlano. Possiamo dire che Euphoria ha sicuro quel coraggio in più nel parlare e mostrare tutto senza filtri, ma resta il tipico teen trama americano con qualche variazione.













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