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Trovare l’arte (e metterla da parte). Ghirlande di Natale




di Cristina Castagnola


Anche per quest’anno abbiamo fatto ciò che potevamo. Ci siamo divertiti e arrabbiati, abbiamo pianto e avuto paura di non farcela, esattamente come ogni altra volta.

Ed eccoci, di nuovo, al momento più felice per tanti e più triste per altri: il Natale, periodo di luminarie, dolci, regalie, spesso, un po’ di ipocrisia. Si dice che si diventi “un po’ più buoni”, ma quanto dovrebbe durare questa bontà, purtroppo, non è dato saperlo.

 

Le tradizioni in giro per il mondo colorano il mese di dicembre tanto quanto le decorazioni che addobbano case e strade. Tuttavia, siamo troppo abituati al classico alberello (spesso finto) con luci e palline o al “solito” presepe con muschio o sabbia.

Ci sono innumerevoli usanze di questo periodo nel resto del globo: in India, per esempio, vengono ornati i banani e gli alberi di mango; i famosi Krampus tedeschi spaventano i più piccoli anche nel nord Italia. In terra iberica, i regali vengono portati dai Re Magi il 6 gennaio e la notte di Capodanno si mangiano dodici chicchi d’uva che simboleggiano i mesi dell’anno. In Gran Bretagna, si aprono i Christmas Cracker, dei tubi di carta che, tirandoli, faranno saltare fuori alcuni scherzi e piccoli giocattoli.

C’è, però, un elemento che è diffuso quasi ovunque in questo periodo e non è il “banale”abete: stiamo parlando delle ghirlande natalizie.

 




Hanno origini antichissime: nell’Impero Romano indicavano la vittoria, con le corone di alloro che venivano poste sulle teste degli atleti vincitori; per i greci, invece, erano la rappresentazione della corona di Apollo, metafora del suo amore verso la ninfa Dafne. Anche i Germani pre-cristiani le impiegavano, come augurio di buona sorte.

Ovviamente, sono oggetti incorniciati da fantasiose leggende. La più diffusa proviene proprio da un racconto germanico: una donna, durante le pulizie alla Vigilia di Natale, fece scappare tutti i ragni in soffitta. La notte, quando videro l’albero addobbato, decisero di riempirlo di ragnatele. A mezzanotte, però, Babbo Natale trasformò ciò che avevano combinato in filamenti di oro e argento per farne un dono alla signora, che realizzò così una ghirlanda da appendere sopra il camino. Da quel momento, viene impiegata per ricordare la bontà di Babbo Natale.

Adesso, vengono realizzate con rami di sempreverde intrecciati e decorate con pigne, palline, bacche, fiocchi (tipicamente rossi). Può essere posta sulla tavola oppure appesa sulla porta d’ingresso o al caminetto, come nel caso della storiella.

 


La “corona/ghirlanda dell’Avvento”, viceversa, ha un luogo e una data di “nascita” precisa: arriva dalla Germania,nel 1839, da un’idea del teologo evangelico luterano Johann Heinrich Wichern. Originariamente, doveva aiutare i bambini più poveri a vedere quanti giorni mancassero al Natale, così che imparassero allo stesso tempo a contare. Infatti, la ghirlanda “originale” era molto diversa rispetto a quella dei giorni nostri: non c’erano foglie o fiori a decorarla, ma piuttosto era una sottospecie di lampadario, creato tramite la ruota di un carro, che Wichern aveva ancorato al soffitto del suo Rahue Haus, un centro dedicato all’accoglienza dei bambini più sfortunati, dove potevano studiare e trovare rifugio.

La ruota era formata da quattro candele bianche e venti rosse più piccole, che simboleggiavano, appunto, i 24 giorni prima della festa di Natale. Oggi, per praticità, vengono accese gradualmente “solo” quattro candele durante le quattro domeniche antecedenti la celebrazione.

 

In pochi anni divenne una tradizione di tutte le comunità luterane della città di Amburgo e poi delle chiese luterane della Germania.

Per alcuni decenni, rimase confinata tra i fedeli protestanti, quando, dagli anni ’20, le ghirlande cominciarono a diffondersi anche nelle case e chiese cattoliche.

 



Nella fiamma sono racchiuse le forze della natura e della vita. La candela, inoltre, è da sempre simbolo di trionfo sull’oscurità. Dovrebbero essere la “luce del mondo”, donata poi agli uomini.

La forma circolare, in generale,rappresenta l’eternità e, attraverso il Cristianesimo, arriverà a richiamare la resurrezione di Gesù.

Il verde dei rami è sinonimo di speranza, mentre il rosso dovrebbe ricordare il fuoco e l’amore di Dio verso i suoi fedeli.

 

Insomma, un oggetto che accomuna il mondo nello stesso periodo dell’anno; non sono molti i “fortunati” che possono vantare questo primato. Si sono evolute e sono sempre più colorate ed elaborate, soddisfacendo davvero i gusti di tutti.

Nella mitica metropoli di New York, sono una vera e propria attrazione, esattamente come l’albero del Rockefeller Center. All’Union Square Greenmarket se ne possono trovare di ogni tipo: fatte tipicamente di abete, ma anche tramite erbe aromatiche e fiori secchi. Hanno qualunque dimensione e spesso design personalizzati, venendo vendute anche ai ristoranti e negozi, per abbellire le facciate delle varie attività.

Seppur con origini umili e antichissime, la ghirlanda continua a restare ancorata ai nostri cuori, come il periodo in cui vengono riportare nelle case.

 

 

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