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Ritratti di donne. Bette Davis e Marianella Garcia Villas



Scrittrici, attrici, cantanti, scienziate, pittrici, regine, imprenditrici, cuoche, rivoluzionarie. Quanta creatività, quanto talento, idee, coraggio, orgoglio dentro all'anima dell'universo femminile. Partendo da Agatha Christie per arrivare a Whitney Houston, attraverso Marilyn Monroe, Mary Shelley, Rose Montmasson, la vedova Clicquot e molte altre, "Ritratti di donne" (Morellini Editore, 2023) ci presenta un gruppo di donne che meritano di essere conosciute per la loro esperienza di vita e per quello che ci hanno lasciato.


Ventotto autrici per ventotto racconti, scritti per raccontarcele, tracciandone una breve biografia e aprire una finestra su un momento particolare della loro vita, come se, per qualche istante, noi fossimo lì, a fianco a loro, per vederle muoversi e agire nel loro mondo. E raccoglierne in quei brevi e preziosi tratti la loro eredità e tutta la loro umanità.


Per farvele conoscere meglio e capire lo spirito che ha animato questo progetto nato da un'idea di Sara Rattaro, Themeltinpop ve le presenterà ad una ad una attraverso le loro parole.


 

Eleonora Geria presenta Bette Davis

Perché hai scelto proprio questa donna?


From Wikipedia

Ho scelto Bette Davis perché è un concentrato di tenacia e talento, è riuscita a imporsi per le sue magistrali interpretazioni e non per il suo aspetto esteriore in un’epoca in cui la donna era considerata un oggetto da esibire per la sua bellezza. Bette Davis è stata una delle prime e più grandi attrici istrioniche di Hollywood. Il suo successo è la conseguenza della sua perseveranza, della sua forte personalità; il suo carattere deciso, a volte pungente, e un talento smisurato le hanno permesso di interpretare ruoli di ogni tipo in film di ogni genere. Riusciva a cogliere tutte le sfumature dei suoi personaggi, così forti e complicati, animandoli con la sua bravura e rendendoli unici con la sua caratterizzazione. Ma la Davis è più di una star del cinema. È una figura pionieristica e una fonte di ispirazione per chiunque abbia un sogno. Il suo credo dichiarato era quello di “tentare l’impossibile”, lottando ostinatamente contro tutti gli stereotipi di un mondo, non solo quello cinematografico, in cui apparire era più importante che essere.


Cosa le diresti oggi se potessi incontrarla?


Se oggi potessi incontrarla prima di tutto la ringrazierei per ciò che ha rappresentato, per aver dimostrato che si possono ribaltare le regole del gioco e avere successo grazie alla passione e al talento, poi le farei vedere la classifica dell’American Film Institute delle più grandi star della storia del cinema in cui è stata inserita al secondo posto, dietro Katharine Hepburn, sicuramente si arrabbierebbe per non essere in testa e per farmi perdonare le consegnerei l’Oscar, il terzo, che non ha vinto nel 1963 come attrice protagonista non permettendole di passare alla storia come la prima attrice ad aver raggiunto quel traguardo, episodio che racconto nella raccolta “Ritratti di donne” e infine intonerei con lei la canzone Bette Davis Eyes, di Jackie DeShannon scritta nel 1975 a quattro mani insieme a Donna Weiss, sorseggiando un buon bicchiere di vino rosso.


Una curiosità in più su di lei che racconteresti ai nostri lettori?


In pochi sanno che nel 1941 Bette Davis è stata la prima donna ad essere eletta Presidente dell’Academy quando la sua carriera era all’apice, ma ha ricoperto questo incarico per soli due mesi. Quando capì che era solo una testa di legno e che non avrebbero preso in considerazione le sue proposte, decise di rinunciare a quell’incarico così prestigioso.


Raccontaci qualcosa su di te e sulla tua passione per la scrittura.


Come spesso accade la mia passione per la scrittura nasce per soddisfare un bisogno interiore, liberare le mie emozioni; proprio mentre cercavo di dar loro una forma che avesse un senso anche per gli altri, ho incontrato Sara Rattaro che con la sua professionalità e la sua capacità di leggere dentro le persone mi ha aiutata ad allineare i miei pensieri e trasferirli sulla carta. Grazie a lei è nata questa raccolta di racconti e grazie a lei a maggio esce il mio primo romanzo “Un senso di te” edito da La Corte Edizioni.



Eleonora Geria è nata a Reggio Calabria il 9 novembre 1971, laureata

in Scienze politiche, è trainer di Programmazione Neurolinguistica, è

coautrice del libro La formazione per le risorse umane con la Visual Art

pubblicato da Tangram Edizioni

Scientifiche nella collana Didattica.

Instagram: @ele_geria














 

Diane Jacqueline Maffi presenta Marianella Garcia Villas


Perché hai scelto proprio questa donna?


Una signora salvadoregna, emigrata in Italia, mi raccontò la sua vita travagliata. Iniziai a prendere appunti e ad interessarmi calla storia del Salvador. Fu così che mi imbattei nella figura di Marianella García Villas. Mi piacque subito. Una donna determinata che, malgrado la sua giovane età, si laureò in legge e in filosofia, entrò in politica e, a poco più di 30 anni, fu eletta presidente della Commissione per i Diritti Umani. La chiamavano l’avvocata dei poveri, difensore degli oppressi, voce dei perseguitati e degli scomparsi.

Marianella divenne d’intralcio alla giunta militare fascista che governava il paese a quell’epoca e ,nel 1983, la polizia la catturò, la torturò e la uccise. Nel cuore dei suoi fratelli salvadoregni lasciò un’impronta indelebile.


Che cosa le diresti oggi se potessi incontrarla?


Le farei tante domande per poter scrivere un intero libro su di lei con i dettagli che mi mancano.


Una curiosità in più su di lei che racconteresti ai nostri lettori?

Marianella aveva pochi lati frivoli. Qualcuno le chiese se mai avesse avuto un compagno e lei rispose «Non ho tempo per queste cose». Amava leggere, scrivere, suonava la chitarra e componeva canzoni. Adorava i profumi. Quando però decise di trasferirsi a vivere con los campesinos, per capire quale fosse la loro reale condizione di vita, rinunciò ai suoi privilegi e si adattò alla vita di stenti. Lei era molto credente ma non lo manifestava. Lottava con passione per la dignità e la felicità di ogni essere umano e lo faceva soltanto per amore del prossimo.


Raccontaci qualcosa su di te e sulla tua passione per la scrittura.


Ho iniziato a scrivere a 52 anni, per difendermi. Ero caduta nella trappola di un narcisista patologico e, in collera con me stessa, decisi di liberarmi da quella presenza che mi soffocava l’anima come un cappio al collo. Scrivevo di giorno e di notte, mescolando finzione e realtà come fossero i colori di una tavolozza. La scrittura era diventata necessaria come un salvagente al quale aggrapparmi per non sprofondare negli abissi della vulnerabilità. Fu così che, da vittima, mi trasformai in carnefice, cogliendo, in ogni malefico approccio, una divertente fonte di ispirazione.

Nel 2019 nacque il mio primo romanzo ironico intitolato“I Licantropi”ottenendo un inatteso successo malgrado la totale inesperienza tecnica.

Per iniziare il secondo romanzo sul Salvador, era necessario che seguissi dei corsi di scrittura. Ho scelto quelli di Sara Rattaro, dai quali ho imparato cose sorprendenti. Per completare la mia formazione, mi sono anche iscritta ai corsi di poesia di Elena Mearini.

Amo scrivere e desidero farlo bene. Leggo tanti libri per documentarmi e per migliorare. L’unica cosa che mi manca è la foga del primo racconto. Scrivere guidata dallo scettro della Dea Rabbia non ha uguali.


Diane Jacqueline Maffi nasce a Parigi nel 1966. Laureata in giurisprudenza,

libera professionista, vive tra Lombardia e Piemonte. Nel 2019 pubblica il romanzo I Licantropi, scoprendo l’amore per la scrittura creativa. Nel 2022 si iscrive ai corsi di

Sara Rattaro e alla Piccola Accademia di Poesia di Elena Mearini con

l’intento di realizzare un sogno: scrivere un romanzo storico.

Instagram: @josephinedeilicantropi

Facebook: Joséphine Mandelli

TikTok: @josephinedeilicantropi

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1 Comment


connieba11
May 25, 2023

Due penne decise e graffianti raccontano due donne che hanno lasciato il segno

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