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Ritratti di donne 2. Ruth Handler e Tina Turner




"Ritratti di donne 2"(Morellini Editore), storie di donne scritte da donne.

Ventisette nuove storie per altrettanti personaggi femminili, figure che hanno lasciato un segno, che si sono distinte nel campo in cui hanno messo a frutto il loro talento, la loro determinazione, il loro coraggio. Piccoli ma significativi frammenti delle loro vite, ancora una volta raccolti e raccontati con passione dalle allieve della scuola di scrittura La Fabbrica delle storie della scrittrice Sara Rattaro.



 

Cristiana Mantovani presenta Ruth Handler


Perché hai scelto proprio questa donna?


Da Wikipedia (from the Los Angeles Times Photographic Collection at the UCLA Library)

Ho scelto Ruth Handler per ricordare la donna che creò Barbie e fu cofondatrice e presidente della Mattel. Nell’offrire alle bambine una bambola capace di autodeterminarsi e consapevole di poter diventare ciò che si desidera, ha veicolato un messaggio potente di libertà, bellezza e inclusione che resta intatto ancora oggi.

Il cancro al seno non l’ha piegata, anzi la mastectomia subita è diventata per lei un’occasione per aiutare tutte le donne con la stessa disabilità, inventando e producendo le protesi in silicone “Nearly me” usate in tutto il mondo.

 

Cosa le diresti oggi se potessi incontrarla?

 

Le direi Grazie! Per la possibilità di avermi fatto divertire con vivacità durante tutta la mia infanzia e adolescenza con i giochi che custodisco ancora oggi, le mie Barbie.

Per la capacità di sognare e trasformare l’idea di me stessa in qualcosa di reale, perché lo slogan “Puoi essere ciò che desideri” è stato per me uno stimolo prezioso.

Per la sua determinazione nell’andare controcorrente lottando contro gli uomini dell’azienda Mattel che non credevano alla possibilità di successo di una bambola adulta.

Ed infine ma forse più importante, per il suo coraggio.

Il coraggio di inventare con generosità, degli ausili capaci di “sostituire” il seno delle donne mutilate dagli interventi chirurgici per aiutarle poi ad accettarsi e riconoscersi di nuovo integre. Il colore rosa che avvolge il magico mondo di Barbie è ancora oggi un simbolo importante. La forza delle donne nella battaglia contro il cancro alla mammella.

 

Una curiosità in più su di lei che racconteresti ai nostri lettori?

 

Nel film Barbie di Greta Gerwig la presenza di Ruth Handler, interpretata dall’attrice Rhea Perlman, infonde tenerezza ma anche grande forza e determinazione, perché riesce a permettersi una tazza di the nel pieno di un’emergenza coordinata da soli uomini che falliscono la cattura di Barbie.

La consapevolezza delle sue doti ha permesso a Ruth Handler di diventare un’imprenditrice instancabile e, grazie al suo talento, una delle prime donne ad entrare con una propria società nella lista delle migliori 500 aziende stilata ogni anno da Fortune.

 

Raccontaci qualcosa di te e della tua passione per la scrittura

 

Ho scritto poesie fin da piccola, ma mai nulla in prosa.

Solo tre anni fa ho iniziato un percorso di studio di scrittura creativa con Sara Rattaro che ha permesso la crescita di una grande passione. Lei mi ha preso per mano e mi sta regalando grandi soddisfazioni e non solo…

Con la prima antologia di Ritratti di donne a cui ho partecipato, mi ha chiesto se mi avrebbe fatto piacere che la casa editrice Morellini devolvesse i diritti d’autore ad Airett (associazione italiana sindrome di Rett) di cui sono presidente e questo è stato per me un dono meraviglioso che continua con Ritratti di donne 2. Per questo ringrazio anche le mie compagne di penna delle due antologie perché senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile.

 


 

Claudia Barrera presenta Tina Turner


Perché hai scelto proprio questa donna?


Da Wikimedia (Iris Schneider, Los Angeles Times Photographic Collection at the UCLA Library)

Ho scelto Tina Turner per due motivi fondamentali. Il primo consiste nel fatto che le canzoni di Tina sono state la colonna sonora della mia adolescenza. Ricordo benissimo i video dell’epoca: lei indossava minigonne vertiginose e la sua voce ruggente cantava The Best o What’s Love got to do with it. Ricordi di un tempo passato reso indimenticabile dalla sua straordinaria personalità. Il secondo motivo, invece, ha a che fare con il fatto che mi piacciono le storie di rinascita, di chi non si arrende mai, anche nel momento più buio della propria vita. E la mia donna non poteva essere che lei.

 

Cosa le diresti oggi se potessi incontrarla?  


Innanzitutto, la ringrazierei per le stupende canzoni che la sua voce ci ha regalato. In secondo luogo, le chiederei come ha fatto a credere in maniera così perseverante in sé stessa. Nella sua autobiografia ha scritto “Qualsiasi cosa mi sia successa, l’ho sempre superata”, una frase che denota un certo carisma, una resistenza psicologica fuori dal comune e una straordinaria resilienza. Tutte doti non molto diffuse di questi tempi, ma di cui ognuno di noi avrebbe estremamente bisogno.


Una curiosità in più su di lei che racconteresti ai nostri lettori? 


Di Tina Turner si conosce quasi tutto, è stata davvero una diva molto amata e apprezzata. Molti fatti che la riguardano sono noti al grande pubblico, ma forse non tutti sanno che Tina praticava con costanza la meditazione buddista a cui si è rivolta nei primi anni Settanta e che ha contribuito a renderla consapevole degli abusi subiti e avere così la forza di lasciare il marito.

La seconda cosa che racconterei è che dopo aver lasciato il marito, per un periodo molto lungo, Tina ha dovuto lavorare in locali anonimi, esibendosi con spettacoli di vario tipo per poter pagare i di debiti derivanti dalla separazione del marito e dalla rottura dei contratti in essere.

Noi la ricordiamo come una donna ruggente che si esibiva con grinta e passione, famosa e all’apice del suo successo. Ma Tina ha attraversato degli anni difficili prima di diventare la Tina che tutti abbiamo conosciuto e apprezzato.

 

Raccontaci qualcosa di te e della tua passione per la scrittura.


La mia passione e ambizione per la scrittura nasce molto presto. All’età di sei anni sapevo già che mi piacevano le storie e adoravo ascoltarle e leggerle. La scelta di frequentare prima il liceo classico e poi l’università di lettere classiche si legano alla passione per la letteratura, la poesia e la scrittura tout court. Oggi insegno lettere alle scuole medie e tento di trasferire le mie competenze agli alunni, ma prima di questo mestiere ho fatto la gavetta come giornalista freelance e ho ricevuto qualche soddisfazione in cambio. Spero sempre di fare la scrittrice “da grande” e da quando ho incontrato Sara Rattaro ci credo un po’ di più.

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