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Ritratti di donne 2. Rachel Carson, Amelia Earhart e Oriana Fallaci




"Ritratti di donne 2"(Morellini Editore), storie di donne scritte da donne.

Ventisette nuove storie per altrettanti personaggi femminili, figure che hanno lasciato un segno, che si sono distinte nel campo in cui hanno messo a frutto il loro talento, la loro determinazione, il loro coraggio. Piccoli ma significativi frammenti delle loro vite, ancora una volta raccolti e raccontati con passione dalle allieve della scuola di scrittura La Fabbrica delle storie della scrittrice Sara Rattaro.



 


Lisa Carraro presenta Rachel Carson



Perché hai scelto proprio questa donna?


Da Wikipedia

Ho scelto Rachel Carson perché è stata una figura importante a cui, come società, dobbiamo essere riconoscenti. Pioniera dell'ambientalismo, scrittrice influente e attivista impegnata. La sua figura risulta affascinante per diversi motivi. Rachel ha sfidato le convenzioni della sua epoca e ha affrontato le critiche e le pressioni dell'industria chimica per portare avanti le sue idee sulla protezione dell'ambiente e della salute umana. Era una scienziata di talento con una mente acuta e creativa. Il suo approccio alla scrittura scientifica era caratterizzato da una chiarezza e una bellezza che la rendevano unica nel suo campo. La sua profonda connessione con la natura e la sua empatia per le creature viventi emergono chiaramente nei suoi scritti. Rachel non solo analizzava gli effetti negativi dell'azione umana sull'ambiente, ma trasmetteva anche un senso di meraviglia e rispetto per la bellezza e la fragilità della natura.


Cosa le diresti oggi se potessi incontrarla?


Se incontrassi ora Rachel Carson, la ringrazierei per il suo lavoro e per l'influenza che ha avuto sulle generazioni future di attivisti e scienziati. Le direi che purtroppo aveva avuto una visione profetica: molte delle sue preoccupazioni sugli effetti dannosi dei pesticidi sull'ambiente e sulla salute umana sono diventate realtà negli anni successivi. Le esprimerei inoltre tutta la mia ammirazione per il suo coraggio nel sollevare le preoccupazioni ambientali e affrontare le critiche dell'industria chimica. Discuterei con lei dei progressi compiuti dalla comunità ambientalista dopo la sua epoca e di come le sue idee abbiano ispirato azioni concrete per proteggere l'ambiente e la salute umana.


Una curiosità in più su di lei che racconteresti ai nostri lettori?


La parola "spring" ritorna in modo strano e sorprendente nella vita di Rachel Carson attraverso una serie di coincidenze e associazioni. Innanzitutto, Rachel è nata a Springdale, Pennsylvania, il che sembra quasi predestinare il suo destino legato alla natura e alla sua conservazione. Inoltre, il titolo del suo libro più famoso, "Silent Spring" (Primavera Silenziosa), porta con sé un'ironia amara, poiché la parola "spring" evoca tradizionalmente immagini di rinascita e rinnovamento, mentre nel contesto del libro di Carson si riferisce al silenzio forzato degli uccelli e alla minaccia alla vita selvatica causata dai pesticidi. Infine, la sua morte è avvenuta a Silver Spring, Maryland, un'ulteriore strana coincidenza che collega la sua vita e il suo lavoro a questa parola. In questo modo, la parola "spring" ritorna nella vita di Rachel Carson in modi inaspettati e complessi, aggiungendo un'aura di mistero e significato alla sua storia.


Raccontaci qualcosa di te e della tua passione per la scrittura.


Fin da bambina sono stata sommersa dai libri, essendo una grande amante di biblioteche e librerie. Tuttavia, nonostante la passione per le storie, ho affrontato una sfida con la scrittura stessa. Seduta di fronte alla Olivetti azzurra che avevamo a casa, provavo grande frustrazione nel tentativo di trasformare i miei pensieri in parole. Questa lotta è continuata negli anni '90 quando, emozionata, mi sedevo davanti al computer Compaq sognando grandi storie, ma i miei pensieri vorticavano nella mente faticando a trovare espressione scritta sullo schermo. Per quasi vent'anni non ci ho più provato! Tuttavia, un momento di trasformazione è giunto quando la realtà mi ha portato a provare emozioni intense e dolorose, aprendo improvvisamente una via per far uscire le parole sulla carta. Il 2020 ha segnato l'inizio di un nuovo capitolo: la partecipazione al corso di scrittura "La Fabbrica delle Storie" di Sara Rattaro mi ha dato gli strumenti e le risorse per poter iniziare a scrivere. Un mio racconto è stato pubblicato nella raccolta "La leggerezza del perdono" di Morellini Editore. Poi nel 2023 questo meraviglioso progetto a cui sono grata di aver potuto partecipare.



 


Daniela Chemello presenta Amelia Earhart



Perché hai scelto proprio questa donna?


Da Wikipedia

Scegliere la donna è stata la parte più difficile.

La storia è piena di donne straordinarie, come fare a sceglierne una e avere l'ambizione di riuscire a raccontarla?

Mi sono lasciata guidare dal cuore, come da mia abitudine. Amelia Earhart rappresenta un filo immaginario che unisce la mia famiglia, dove si respira la passione per i viaggi, le avventure e il volo. Ho amato entrare a piccoli passi nella sua vita, conoscerla e scoprire ogni giorno qualcosa in più su di lei. Non era solo un'aviatrice di grande talento, le sue parole e le sue azioni erano guidate da un unico obiettivo: dimostrare che le donne sono in grado di fare tutto ciò che fanno gli uomini, se vengono concesse loro le giuste occasioni.

La sua determinazione, la sua fame di avventura hanno affascinato milioni di persone in tutto il mondo e l'alone di mistero che ancora oggi aleggia intorno alla sua scomparsa, l'ha resa a tutti gli effetti un'eroina americana.

 

Cosa le diresti oggi se potessi incontrarla?  


Se potessi incontrarla le direi quanto la ammiro per essere riuscita a inseguire i suoi sogni, per non essersi arresa davanti alle difficoltà e ai pregiudizi. La ringrazierei per essere stata un simbolo dell'emancipazione femminile e le direi che il suo desiderio, di essere d'ispirazione per le giovani donne del futuro, è stato esaudito.



Una curiosità in più su di lei che racconteresti ai nostri lettori? 


Una delle cose che amo di più in Amelia è la sua indipendenza. Mi ha colpita e fatta sorridere, scoprire cosa disse a quello che poi diventò suo marito, quando le chiese di sposarlo. La sua risposta fu: «Devo chiederti una promessa crudele, e cioè che fra un anno, se non avremo trovato la felicità insieme, mi lascerai andare».

La cosa più importante per Amelia era la sua libertà e non avrebbe permesso a nessuno di portargliela via.

 

Raccontaci qualcosa di te e della tua passione per la scrittura.


La passione per la scrittura mi accompagna da sempre. Fin da bambina, quando mi chiedevano quale sogno avessi nel cuore, dentro di me rispondevo «Scrivere», ma non ho mai avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.

Ho tenuto viva la mia passione per i libri e le storie, leggendo qualsiasi cosa mi capitasse fra le mani, girovagando fra generi diversi, senza farmi influenzare dai pregiudizi.

Tre anni fa, in un momento non facile della mia vita, mi sono imbattuta per caso nei corsi di scrittura creativa di Sara Rattaro. Questo incontro è stato per me un segno e mi sono detta che, a quarant'anni, era arrivato il momento di dare un'occasione ai miei sogni. Sara è una docente davvero speciale che riesce a trasmettere la passione per il suo lavoro. La ringrazio per avermi dato questa opportunità, che mi ha arricchita di conoscenze, consapevolezze e soprattutto di nuove amicizie.



 


Jenni Lazzarin presenta Oriana Fallaci

 


Perché hai scelto proprio questa donna?


Da Wikipedia

Ho scelto Oriana Fallaci perché ho sempre ammirato il suo coraggio, la sua passione e la scelta di cercare la verità sempre, senza compromessi. Si possono condividere o meno le sue prese di posizione, ma non si può negare che abbiano fatto discutere, scosso le menti, orientato idee e giudizi. Ha sempre manifestato una difesa continua della libertà di espressione, tema molto caro anche oggi. Una delle sue frasi più celebri recitava così: “Ove c’è raziocinio c’è scelta, ove c’è scelta c’è libertà”. Infine, ha parlato molto delle donne, e si è molto battuta per loro e in questa antologia meritava di essere ancora raccontata.

 

Cosa le diresti oggi se potessi incontrarla?


Le chiederei qual è il suo più grande rimpianto e poi mi farei dare qualche consiglio su come avere sempre la forza di non mollare mai anche quando la critica diventa feroce.


Una curiosità in più su di lei che racconteresti ai nostri lettori?


Abbiamo sempre conosciuto una Oriana appassionata, dalla penna tagliente, determinata anche di fronte ai più grandi politici del mondo. Ma c’era anche un lato di lei che l’ha vista come una donna fragile, soprattutto all’inizio della sua carriera. Prima del suo più noto amore con Alekos Panagulis, Oriana si innamorò di un corrispondente da Londra, tale Alfredo Peroni e nella primavera del 1958 rimase incinta. Per lui, lei era disposta a limitare il suo lavoro di reporter e a costruire una famiglia, ma lui non ricambiava il suo amore. Nel maggio del 1958 subì un aborto spontaneo nel quale rischiò la vita.  Nel giugno dello stesso anno si recò a Londra per incontrare Alfredo un’ultima volta e in piena depressione tentò il suicidio ingerendo una grande quantità di sonniferi. La famiglia con molta discrezione la fece ricoverare in una clinica psichiatrica. Ne parlerà molto dopo in una lettera a un amico ricordando i letti con le cinghie di cuoio e le inferriate alle finestre. Poi sparì dalla scena per molti mesi, tornando nel 1959 con un pezzo sull’Europeo su “Come vivere in Hotel” dove la prima regola citata era: “Non suicidarti in albergo: si infastidiscono molto”.

 

Raccontaci qualcosa di te e della tua passione per la scrittura.


Sono sempre stata una divoratrice di libri e scrittrice di poesie che mi hanno permesso di entrare in contatto con una parte molto profonda della mia anima, portando fuori le emozioni che dentro esplodevano. Poi ho cominciato ad avere una storia in testa che chiedeva con prepotenza di uscire, ma non sapevo come scriverla se non come il più classico dei diari. Quindi ho fatto il primo corso di scrittura creativa a Padova, dove ho avuto come maestri tra gli altri anche Vitaliano Trevisan, Marco Franzoso, Romolo Bugaro e ho capito come andava strutturata una storia. Poi ho conosciuto Cristina Caboni che per me è una vera e propria mentore, foriera di consigli anche al di fuori della scrittura, ma è con Sara Rattaro che ho potuto dare forma alla mia penna. Con lei ho fatto molti corsi sulla trama, sui personaggi, sullo show don’t tell, sulla scrittura immersiva e ho fatto della sua frase più famosa il mio mantra “una storia può piacere o meno, ma deve sempre funzionare”. Continuo a studiare e a migliorare perché continuo ad avere storie nella testa che chiedono di respirare su carta e continuerò ad arricchire la mia cassetta degli attrezzi per renderle più vive possibili. In fondo, scrivo per emozionare, emozionandomi!

 

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