• Redazione TheMeltinPop

Qualcosa da tacere


"Andrea ingoiava manciate intere di popcorn. Fosse stato per lui non avrebbe perso tempo a far scoppiettare la granaglia sulla padella, l’avrebbe schiacciata sotto i denti bella e cruda. Si era persino incantato a seguire il caos esplosivo dei chicchi sul coperchio. Non aveva trovato nulla da mangiare. Sentiva una urgenza selvaggia di nutrire il corpo svuotato, dopo lo sforzo intenso e l’appagamento amaro che lo aveva seguito. La cucina era di quelle arredate per benino, tutta pulita e profumata. Senza un filo di polvere: mica come quella di casa sua, dentro un casermone fatiscente, risucchiato nel quartiere cittadino soprannominato Medio Oriente, in onore forse alle guerre israelo-palestinesi, vista la devastazione che c’era tutto intorno. Disordinava gli utensili sul piano cottura, buttando poi per terra tutto quello che toccava, per un senso di rivalsa distruttiva, incapace di ammettere che a muoverlo era l’invidia che provava per quel candore che lo circondava, mai visto."



Qualcosa da tacere (Fratelli Frilli Editori) di Massimo Ansaldo è un romanzo avvincente che cattura da subito, parola dopo parola e ti incolla alla pagina con l'avidità di conoscere quello che accade.


La storia inizia con il ritrovamento ai parchi di Nervi di una ragazza priva di coscienza. Michelle che appartiene a una famiglia molto nota, gli Sperlinghi. Il padre, l'ingegnere Giorgio Sperlinghi, è un duro e rude uomo d’affari. Un vecchio patriarca con tutte le caratteristiche dell’uomo abituato al comando e alla guida di una grande società e di loschi traffici. La bella e apparente vita serena da quadretto famigliare perfetto viene sconvolta dalla violenza subita da Michelle. La ragazza non ricorderà nulla perché vittima della cosiddetta "droga dello stupro." L’Ingegnere sospetta che i mandanti siano da ricercare tra gli imprenditori rivali nei traffici internazionali, interessati a sottrargli il lucroso commercio delle Terre Rare. Durante le indagini dovrà fare i conti con il suo acerrimo nemico Charlie, un tempo amico e socio in affari.

Nel frattempo, due giovani balordi, Andrea Giuppini e Giulio Senese insieme ad alcuni personaggi underground dei vicoli di Genova, lo spacciatore Nuccio e i complici “Rugby” e “Bronzo”, si rendono conto di essere diventati inconsapevoli pedine di un gioco più grande di loro. I carabinieri Andusi, Scoglio e Romanazzi conducono le indagini ufficiali, rallentati da esasperati protagonismi e sospetti reciproci con la Procura.


Un romanzo intenso e potente che affonda nelle viscere di una narrazione dura, essenziale e senza giudizio. E allo stesso tempo scava nella miseria dei comportamenti umani, nella rabbia e nelle sofferenze e nella compassione dei protagonisti.


Una serie di eventi avvincenti si snoda a poco a poco nella storia, dove i personaggi si intrecciano come pedine in un gioco delle parti che trova un filo rosso nei quartieri di Genova e oltre: a partire dai labirinti intricati del centro storico, ai quartieri bene, al veleggiare in mare aperto tra delfini e segreti, fino ad arrivare all’estero, tra Parigi e Singapore.


Il ritmo della vicenda è incalzante e le azioni sono d’effetto. La scrittura di Massimo Ansaldo appare ritmata e “nervosa” come un buon brano di musica jazz.


Ottima la descrizione dei rituali e delle manie di certe dinastie facoltose che devono fare i conti con i loro demoni e i loro fantasmi e l’ossessione e la paranoia di essere truffati, truffando a loro volta.


O ancora la condanna di figli fragili che fanno fatica a vivere con la presenza di un padre ingombrante.

Arrampicatori sociali, semplici balordi senza scrupoli. Il tutto sapientemente mescolato senza giudizio ma con la sola intenzione di descrivere uno spaccato di umanità.

Un dramma e una storia piena di colpi di scena in cui nulla pare scontato.

Una sorta di tragedia greca con il ritmo serrato del thriller.

C’è sempre qualcosa da tacere? Il noir scava nelle pieghe delle sofferenze, dei desideri, del mistero e del torbido che ogni personaggio si porta dietro. Storie dure.

Vissuti come macigni impressionanti da sostenere. Azione e intreccio.

Sensi di colpa che non sanno e non possono lenire. Nulla è consolatorio.

La famiglia può essere un ricettacolo di bene e male dove spesso c'è una vittima sacrificale. O dove tutti sono vittime e carnefici in una danza tra bene e male. Tra le cose da vivere e quelle da tacere.


"Dentro la conchiglia si trova una sostanza luccicante che si chiama nàcar, la madreperla. Appena un granello di sabbia entra dentro di lei, il nàcar inizia a coprire il granello di sabbia con tanti strati al fine di proteggere il corpo in pericolo dell’ostrica. Il risultato di questa attività di difesa è una splendida perla. Un’ostrica che non è stata violata, non deve difendersi e quindi non produce alcuna perla. La perla, infatti, è una ferita guarita e cicatrizzata."





Massimo Ansaldo, nato a Varazze (Sv) nel 1959, vive a La Spezia. Esercita la professione di avvocato con studi a Genova e La Spezia. Presidente del Centro Culturale Don Alberto Zanini della Spezia è cofondatore dell’Associazione culturale Chesterton’s cigars and spirits club della Spezia. Membro del Comitato Regionale delle Comunicazioni (Corecom) della Regione Liguria. Ha pubblicato con Leucotea i romanzi Macerie e Il segno del sale. Per Fratelli Frilli Editori ha contribuito alle antologie Tutti i sapori del noir e Tutti i luoghi del noir con i racconti Il Coltello del cuoco e I cattivi sono buoni.


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