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“Non posso, mio figlio ha calcio” di Gaia De Pascale



di Chiara Ferraris


Non si vive di solo calcio.

Oppure sì, anche quando non lo avevi messo in conto. Non avevi pensato che nella tua vita, a un certo punto, il tuo piccolo cucciolo ti avrebbe chiesto di fare calcio e tu, dopo vari tentennamenti, lo avresti iscritto pensando che presto gli sarebbe passata la voglia.

E invece, quello che dovrebbe essere solo uno sport, un hobby, diventa impegno, amicizia, sogno, obiettivo, vittorie, lacrime, giornate infinite, viaggi sul pullman e infine si tramuta in famiglia.


In "Non posso, mio figlio ha calcio" (Il Nuovo Melangolo, 2023) Gaia De Pascale non ha scritto un libro sul calcio, o almeno, lei avrebbe voluto farlo, partendo dall’esperienza di un gruppetto di bambini che iniziano un’avventura sportiva, ma la sua grande capacità narrativa fa emergere dalle pagine un trattato filosofico, meno di così non si può definire, sulla crescita, in particolare su quella crescita che porta all’età adulta passando dall’adolescenza. Ha uno sguardo sorridente sugli adolescenti, questa scrittrice-insegnante, uno sguardo privo di quella nostalgia rancorosa che spesso gli adulti riservano ai ragazzi. Li vede per quello che sono, talvolta pasticcioni, talvolta immaturi, ma, soprattutto, attaccati alla vita con la fame dei sogni. E nell’avventura dei tornei di calcio, in cui i genitori si trovano ad accompagnare gioco forza i propri figli, prima bimbi e poi sempre più grandi, anche loro si lasciano travolgere da quell’ondata di entusiasmo che si è persa nelle pieghe degli anni, si trovano a svestire i panni degli adulti responsabili e contenuti e si tramutano in veri ultras inneggianti la propria squadra.


La De Pascale sottolinea l’importanza formativa dello sport nella vita dei bambini, portata avanti da presidenti e mister che badano di più alla sostanza dei sogni che alle palle in rete, e lo fa con una scrittura che cattura, ti trascina a bordo campo, ti fa stare seduta vicino a lei a bere il caffè peggiore della storia su delle gradinate fredde e bagnate di pioggia, ti fa venire voglia di indossare le scarpette e tirare un calcio a un pallone, come atto di ribellione verso questo mondo adulto che ci vuole ingessati, proiettati al futuro, ancorati a progetti di vita scritti e definiti.


L’autrice sa usare la lingua e sa praticare la scrittura, fa scivolare il lettore dalla risata allo struggente senso di malinconia, lo fa vivere in un’atmosfera roboante, catapultandolo da una partita alla Holly e Benji a un’ambientazione degna di un film di Virzì.

Finisce che piangi, leggendo la storia di un gruppetto di bimbi che diventa grande tirando calci ad un pallone.

Finisce che piangi.



L'autrice, Gaia De Pascale, nata a Genova nel 1975, è dottore di ricerca in Analisi e

interpretazione dei testi italiani e romanzi. Lavora come redattrice, consulente

editoriale e ghost writer. Studiosa di letteratura e antropologia, tiene

regolarmente lezioni presso master, corsi di specializzazione e corsi di scrittura

creativa. Da qualche anno insegna italiano nella scuola pubblica. Ha pubblicato,

tra gli altri: Scrittori in viaggio. Narratori e poeti italiani del Novecento in giro

per il mondo (Bollati Boringhieri, 2001); Il corridore. Storia di una vita

riscattata dallo sport (con Marco Olmo, Ponte alle Grazie, 2012), Correre è una

filosofia (Ponte alle Grazie, 2014); Come le vene vivono del sangue. Vita imperdonabile di Antonia Pozzi (Ponte alle Grazie, 2016); Filosofia del ritorno al bosco (Il Nuovo Melangolo, 2023).


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