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Il Caravaggio scomparso. Intrigo a Busto Arsizio





Autore: Riccardo Ferrazzi

Editore: Golem Edizioni

Collana: Le vespe

Anno edizione: 2021

Pagine: 176 p.


“Qui nell’Alto Milanese il sole non si fa vedere troppo spesso e, anche quando non piove, le nuvole basse dissuadono dal contemplare il cielo. Ragion per cui, salvo rari casi di fannulloni istituzionali (come il sottoscritto, se date retta ai miei suoceri), i bustocchi invece di guardare per aria pensano a lavorare e badano alle cose concrete.”

“Per chi non è pratico della zona, sarà meglio chiarirlo subito: Busto Arsizio dista da Milano venti chilometri oppure duemila. Dipende dai punti di vista. In autostrada sono venti, in tutto il resto sono di più. Il fatto è che a Milano vive un milione e mezzo di persone, e ogni giorno ne vanno e vengono almeno altrettante, invece a Busto siamo ottantamila in tutto e siamo sempre quelli. Ma soprattutto a Milano si compera, si vende, si intermedia, si pubblicizza; invece a Busto si fabbrica. La differenza è tutta qui perché chi vende deve ruotare lo sguardo a 360 gradi; invece chi fabbrica deve stare concentrato sul prodotto, e così non vede quel che gli succede intorno.”


Un giornalista squattrinato, un imprenditore che si è fatto da sé, una bionda cotonata e maliarda, una giovane e affascinante infermiera e tanti altri personaggi vanno a popolare il microcosmo di questo romanzo dalle nuances di un giallo venato di ironia. Siamo a Busto Arsizio, in quella realtà della provincia milanese dove si bada al lavoro e tutto il resto è superfluo; dove tutti conoscono tutti, ma ognuno bada agli affari propri; dove puoi anche provenire dal Sud dell’Italia, ma se ti dai da fare e hai fiuto puoi avere successo.

È questo il caso di Salvatore Navarra, gelese di nascita ma bustocco d’adozione, che con ambizione e brillante capacità inventiva, ha messo su la sua “fabbrichetta” e si è arricchito. Ed è proprio la sua misteriosa scomparsa, alle soglie di un consiglio d’amministrazione, a mettere in moto la vicenda e a dare pane all’indagine.


“Insomma, io non sono un filosofo e neanche un uomo di successo, ma posso confidarvi un’utile riflessione? Quando capite che c’è dell’altro e non sapete cosa sia, crederete di avere la scelta: lanciarvi alla conquista del tesoro oppure afferrare l’uovo di oggi e al diavolo la gallina di domani. Be’: non è così. Qualunque sia la vostra scelta, la cosa più probabile è che perderete tutto quanto, uovo e gallina. Io lo so per esperienza: restare col cerino acceso in mano è la storia della mia vita.”

L’improvvisato investigatore creato da Riccardo Ferrazzi è Piero Colombo, un giornalista che scrive per La Subalpina, testata locale di cui si definisce ufficialmente collaboratore freelance, ma da cui, come tanti dei giornalisti di oggi, viene sfruttato e malpagato con la chimerica promessa del posto fisso. La sua vita è macchiata dai riflessi rossastri del suo conto in banca e ripetutamente malmenata dalle esose richieste pecuniarie dell’ex-moglie, per cui, quando Mick Navarro, rampollo viziato dell’imprenditore scomparso, gli offre del denaro perché lo aiuti a ritrovare il padre, non ci mette molto a lasciarsi convincere.


Sulle prime, la presenza nella vita di Navarro senior dell’amante Laura Bernasconi, piacente dark lady ticinese, fa sospettare a Colombo che si tratti di un banale caso di fuga di mezz’età, ma presto gli eventi avranno sviluppi inattesi e lui dovrà ricredersi. Lettere minatorie, esplosioni, un colpo in testa ben assestato, l’ombra di un Caravaggio perduto e mai ritrovato, scomparse, ricomparse e apparizioni rendono la faccenda sempre più intricata e Colombo ben presto capisce di essere una pedina nelle mani di qualcuno che sta facendo un gioco pericoloso. Gli eventi si complicano e le minacce ben presto diventano lividi, mentre il nome della mafia striscia nell'aria come un sussurro. Eppure Colombo non molla, perché ormai c’è dentro fino al collo e perché suo malgrado quell’indagine ha dato uno scossone ad una vita, la sua, che si trascinava incolore ed insapore fino a pochi giorni prima.


"Ci avete fatto caso? A questo mondo le cose non cambiano mai gradualmente: il più delle volte succede che, in virtù di qualche esoterico impulso, improvvisamente l’universo cambia passo e, senza una ragione apparente, si mette a correre."

Ferrazzi intesse con grande abilità un intrigo dai molti riflessi, in cui l’ambientazione geografica dell’Alto Milanese, di cui l’autore è originario e che dunque conosce in tutte le sue pieghe, può apparire uno sfondo qualunque ma è al contrario un elemento fondamentale per comprendere l’animo, le scelte e i percorsi dei vari personaggi.

La figura del giornalista Colombo, investigatore più per necessità che per vocazione, è efficace per aiutare il lettore a unire tutti i puntini dell'intricata vicenda. Fuori dai canoni del detective ombroso e maledetto, Colombo è un uomo qualunque, vessato dall’ex-moglie, dai suoceri, dal direttore del giornale e un po’ da chiunque se lo trovi tra i piedi (anche il suo nome richiama alla mente impermeabili spiegazzati e barba di una settimana). Non ha nessuna delle caratteristiche che ne disegnerebbero un fascino noir, ma forse proprio per questo il suo muoversi sulla scena risulta credibile.

L’autore lo dota di un’efficace e colta ironia che ci viene trasmessa tutta dalla narrazione in prima persona e che ben rende il divertente quanto ambiguo gioco di specchi in cui il protagonista, i personaggi e il lettore stesso si trovano coinvolti.


La vicenda arriva alla sua conclusione ma Piero Colombo, a dispetto del suo arrancare professionale e della scarsa considerazione che quotidianamente deve masticare, un giornalista lo è e così si sente e ci avverte che ciò che ci narra è la cronaca, la realtà dei fatti, né bella né brutta, né edificante o moraleggiante e che per quanto si cerchi di portare luce in ogni anfratto, molti sono gli angoli scuri che rimangono.


“Se sono questi i finali che vi piacciono, leggete i romanzi francesi dell’Ottocento. Da Piero Colombo potete aspettarvi solo la verità, e neanche tutta.”

Un giallo godibile dalla prima all'ultima pagina, sostenuto da uno stile agile e da un solido impianto narrativo, in cui le numerose citazioni colte travestite d'ironia sparse qua e là aiutano a dare leggerezza e strappano spesso un sorriso.

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