• Redazione TheMeltinPop

FuoriSerie. "SOLOS" vs "MODERN LOVE"



"Hai visto quella nuova serie?""L'hai già vista la nuova stagione?" Sui social media, nelle conversazioni tra amici, sulla carta stampata come nelle testate on line, una delle cose di cui si discute più spesso è il successo delle serie TV, che stanno rivaleggiando ormai con il cinema in termini di fascino, qualità delle sceneggiature, effetti speciali e importanza degli attori coinvolti. Complice la pandemia, le piattaforme di streaming come Netflix, Disney+, Infinity+, DAZN, Amazon Prime Video, NOW (ex NOW TV), TIMVision, YouTube Premium, Chili e Apple TV hanno visto lievitare il numero degli abbonati - e degli introiti - acquisendo ben presto forti capacità produttive. Le possibilità e i tempi narrativi delle serie TV sono diversi, più ampi, permettono alle storie di svilupparsi sia in orizzontale, seguendo un'unica storia per più episodi, sia in verticale, con episodi distinti su un unico tema conduttore. Un modo diverso di raccontare per immagini che, a giudicare dalle innumerevoli serie uscite e da quelle in cantiere, soddisfa spettatori e produttori. Un fenomeno dunque che non si può ignorare.


Prende il via oggi FuoriSerie, un nuovo spazio che abbiamo deciso di dedicare alle serie tv. Si tratta di una rubrica nata da un progetto di collaborazione che unisce The Meltin Pop agli studenti del primo anno del Corso di Creative Writing della facoltà di Scienze della Comunicazione UNIGE di Sara Rattaro. Gli studenti sono chiamati a recensire una serie TV scelta tra un ventaglio di proposte di grande successo appartenenti ad un genere specifico. Due tra le recensioni giudicate di volta in volta più originali e accattivanti tra quelle giunte in redazione verranno pubblicate. Pronti quindi a partire con le prime due "SOLOS" e "MODERN LOVE", di cui ci parleranno rispettivamente Arianna Monticone e Cristina Castagnola.



 



SOLOS: 8 o infinito?

di Arianna Monticone


Titolo: Solos (Assolo)

Genere: Sci-fi

Anno: 2021

Puntate: 7

Durata: 190 minuti

Produttori: David Weil, Laura Lancaster, PixieWespiser

Regia: Zach Braff, Tiffany Johnson, Sam Taylor-Johnson

Attori: Anne Hathaway (Leah), Anthony Mackie (Tom), Helen Mirren (Peg), UzoAduba (Sasha), Constance Wu (Jenny), Nicole Beharie(Nera), Morgan Freeman (Stuart), Dan Stevens (Otto)

Distributore: Amazon Prime Video


Cosa bisogna fare quando il rumore della solitudine diventa una debolezza?

Solos, tramite le esperienze di vita di 8 personaggi, apparentemente slegate tra di loro, cerca di metterci in guardia e ricordarci che, prima o poi, sarà il momento di fare i conti con la solitudine, quella sensazione che ti convince di essere l’unico, perso in mezzo a 8 miliardi di persone.


Ogni episodio, della durata di 25-30 minuti, si apre con una domanda esistenziale che rimbomba dentro di noi e a cui cerchiamo di rispondere per tutto il tempo, mentre ascoltiamo i veri e propri assoli dei personaggi; forse non ti daranno la risposta ma, nonostante ciò, continua ad ascoltare perché ti lasceranno qualcosa, probabilmente il cuore un po' più pieno!


“Se incontri te stesso, chi vedi?”
(Secondo episodio, Tom)

L’azzardo minimalista di David Weiss di produrre episodi brevi, in cui, di fatto, non succede praticamente nulla, funziona; ci troviamo davanti volti amici che incuriosiscono con la loro storia, di cui ci fidiamo, che raccontano i loro ricordi con una potente naturalezza e attualità nonostante la forte impronta futuristica alla Black Mirror.

Raccontare Solos senza fare spoiler è difficile ma cercherò di farvi appassionare descrivendone il cast: Anne Hathaway ha bisogno di scappare dal suo presente, da un dolore che la divora; “il supereroe” Anthony Mackie cerca un modo per sconfiggere la paura di un vuoto; “la regina” Helen Mirren si scontra con il potere dell’invisibilità; Uzo Aduba parla di una pandemia che l’ha costretta a vivere reclusa come se fosse ancora nella prigione di Orange is the New Black; ConstanceWu ricostruisce un puzzle doloroso; Nicole Beharie risponde ai dubbi della maternità del futuro; e, infine, Morgan Freeman e “la bestia” Dan Stevens sottolineano l’umanità dei ricordi.


Il tutto ambientato in un presente/futuro indefinito ma strettamente ancorato a un passato doloroso, con elementi innovativi che evidenziano il bisogno dell’essere umano di provare amore, sofferenza, fatica, leggerezza, paura per rimanere tale, vivo.

I protagonisti parlano da un futuro in cui è possibile viaggiare nel tempo, trovare un clone, avere qualsiasi tipo di comfort, poter rubare i ricordi e avere un amico robotico invisibile con cui confidarsi. Ma qual è il costo umano di questi grandi cambiamenti?


Visivamente la serie è molto piacevole, attraente; gli elementi più “futuristici” non sono particolarmente originali ma sono inseriti e sviluppati perfettamente permettendo alle espressioni, alle emozioni e, in generale, all’interpretazione del protagonista dell’episodio di risaltare.


Luci, inquadrature, colori e immagini coesistono armoniosamente e affiancano il percorso di ogni protagonista che risulta chiaro e unico, con cui vi sembrerà di star facendo una chiacchierata in videochiamata (come ormai siamo abituati a fare quotidianamente).

Il linguaggio utilizzato è semplice, attuale, facile da seguire, “presente”, non dà l’idea di essere impostato o scontato. Anche la scelta della colonna sonora è azzeccata (e degli effetti sonori), mai invasiva, culla perfettamente le scene in cui è inserita.

Nonostante questo, al termine di alcuni episodi vi rimarrà un po’ di amaro in bocca, ma la maggior parte vi toccherà, facendovi riflettere inevitabilmente sul vostro vissuto.


In questi ultimi due anni ci è stato tolto molto, abbiamo disimparato a relazionarci con gli altri, siamo impauriti, i più piccoli non hanno nemmeno potuto impararlo e, quindi, più che mai ci siamo dovuti scontrare direttamente con la nostra solitudine, privati da un momento all’altro della frenesia quotidiana che ci ha sempre distratti.

La reazione a tutto ciò, la cattiveria che è emersa ha dimostrato la nostra incapacità di stare da soli o, meglio ancora, di stare bene da soli.


Se ci avessero proposto questa miniserie prima della pandemia, che ci ha cambiati in modo irreversibile, non l’avremmo capita; terrorizzati ci siamo auto convinti, nelle nostre camerette di fronte ad un computer, di essere gli unici a vivere quel momento doloroso, senza possibilità di confronto.

Solos, tramite dei solisti, crea un viaggio di esperienze che, sebbene completamente diverse, sono accomunate dalla paura di lasciare qualcuno che si ama o dal rimpianto di non essersi dati abbastanza importanza, dal bisogno di scappare alla ricerca della solitudine ma con la paura di ritrovarsi troppo soli, per sempre, senza ritorno.


Ogni storia inizia a giochi fatti e, lentamente, mentre il protagonista dell’episodio ripercorre la sua esistenza, dentro di noi iniziamo a spolverare quel nodo personale che abbiamo nascosto pur di non soffrire, con cui abbiamo intenzione di confrontarci in un futuro impreciso come quello della serie.


È una serie da masticare con calma se la si vuole sfruttare appieno; Solos non vuole insegnare nulla, vuole essere una fedele compagna a cui aggrapparsi quando la paura della solitudine annulla tutto il resto.


Solos ti dà l’opportunità di slegare quel nodo, ma hai il coraggio?



 


MODERN LOVE

di Cristina Castagnola


Titolo: Modern Love

Ideatore: John Carney

Genere: Commedia

Episodi: 8

Anno: 2019

Paese: USA

Durata: 30 min

Attori: Cristin Milioti, Brandon Victor Dixon, Catherine Keener, Dev Patel, Caitlin McGee, Andy Garcia, Anne Hathaway, Gary Carr, Tina Fey

Produzione: Amazon Studios

Distributore: Amazon Prime Video


“L’amore è universale”
(Modern Love, ep. 2 “Quando Cupido è una giornalista indiscreta”).

Il motore del mondo è l’amore. Tutte le migliori storie hanno bisogno della sua presenza, quell’aspetto intangibile che più le avvicina alle persone comuni. Ha la grandissima capacità di mescolare insieme le emozioni: rabbia, felicità, malinconia, generosità, ed è per tale motivo che libri e film hanno bisogno di questa componente per rendere umane parole e fatti dei propri personaggi.

Tuttavia, i sentimenti delle favole sembrano sempre così idilliaci e distanti ai nostri occhi. Proiettano qualcosa di irraggiungibile, eppure necessario per la mente. Così John Carney, Sharon Hogan, Emmy Rossum e Tom Hall, lavorando insieme sulla piattaforma streaming di Amazon Prime Video, hanno pensato di mostrarci come il non credere nel lieto fine a volte sia un errore.


Modern Loveprende vita dall’omonima rubrica settimanale del New York Times, dove persone comuni inviano brevi saggi di vita quotidiana che farebbero invidia alla più dolce fiaba Disney mai ascoltata.

Ciò che rende magica questa serie sono innanzitutto le trame di ogni racconto, che lasciano a bocca aperta chiunque sia avvezzo a quel mondo spinoso che è l’amore. Viene difficile credere che alcune vicende siano vere, risultando quasi direttamente uscite da una poesia di Pablo Neruda, mentre altre sono così commoventi e sincere che riescono a far aprire gli occhi anche a chi non ha mai vissuto un’esperienza del genere.


La prima stagione nel 2019 ha ottenuto talmente tanto successo che già nel 2021 abbiamo l’uscita della seconda. La formula breve degli episodi (8 puntate da circa 30 minuti l’una), l’ambientazione moderna e movimentata della Grande Mela e questo misto di commedia e dramma l’hanno trasformata in un ottimo strumento per fuggire dalla realtà di tutti i giorni e perdersi per qualche tempo tra le intricate vie della passione. Con l’aggiunta di un cast perfettamente a proprio agio in ciascun ruolo sia stato loro assegnato, il risultato è credibile e piacevole alla vista.


Prendiamo il caso della meravigliosa Anne Hathaway, chiamata a recitare la parte di Lexi nel terzo episodio, Prendimi come sono, chiunque io sia. La protagonista soffre di un’infermità poco trattata, ma che risulta essere molto seria per il modo in cui queste persone devono conviverci. Hathaway riesce a uscire dalla schermo con il suo inconfondibile sorriso ed è per questo immediatamente riconoscibile dallo spettatore. Ha spesso interpretato donne forti caratterialmente che lottano per la propria vita (come il personaggio di Andrea ne “Il Diavolo veste Prada”, 2006, David Frankel), tuttavia in questa vicenda esterna con grande maestria tutto il dolore che immagina provi una persona nella situazione di Lexi. E lo fa dando al suo personaggio una dignità e una forza d’animo imparagonabili.


Continuando la visione della serie, mi chiedevo quando sarebbe arrivato il momento della storia di una coppia omosessuale, argomento attuale e delicato dei giorni nostri, ed eccomi accontentata al penultimo episodio: Il suo era un mondo per una. Andrew Scott (Tobin) riveste la figura del classico futuro padre preoccupato per ciò che verrà, il che lo rende estremamente umano e vicino ai neo-genitori. Il cameo del cantante Ed Sheeran aiuta a sdrammatizzare la situazione che ci viene presentata.


Seguendo il cerchio della vita, anche le storie che più abbiamo amato devono giungere ad una fine. John Carney ci accompagna all’uscita concludendo la prima stagione della sua serie parlando di un tipo di passione della quale in pochi si occupano: l’amore da anziani.

La società ci ha cresciuti con l’ideologia che, una volta trovata la famosa “anima gemella”, si resti insieme “finché morte non ci separi”. Al compimento di questa promessa, l’altra parte della coppia sembra costretta a passare gli ultimi anni (per i più fortunati che non hanno dovuto vivere il dolore di una perdita troppo presto) in totale solitudine, o con la compagnia e l’affetto di figli e nipoti. Margot (Jane Alexander) e Kenji (James Saito) non stanno a queste regole. Nell’ultimo episodio, La corsa diventa più dolce all’ultimo giro, ripercorriamo (attraverso una serie di flashback) la storia d’amore di questi due anziani che non hanno voluto seguire il solito schema, ma si sono uniti nell’ultima parte della loro vita, dopo essere già stati innamorati una volta.

È sicuramente l’episodio che più fa riflettere: l’essere umano è un animale sociale e ha bisogno della compagnia dei suoi simili per vivere interamente la propria esistenza. Questo Kenji e Margot l’hanno capito e provato appieno.


Quello che ci lascia la serie è sicuramente un dolce gusto di tenerezza, ma anche un balsamo per l’anima di tutti coloro che sentono di non avere diritto ad essere amati o che non trovano più il senso di esistere dopo la perdita di qualcuno.


“È la mia vita. Non è un film”

“E invece lo è, Sid. È tutto un film. Un grande, meraviglioso film. Solo che non puoi scegliere il genere” (Scream, 1996, Wes Craven)

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