• Redazione TheMeltinPop

FuoriSerie."EUPHORIA"vs"STRAPPARE LUNGO I BORDI"vs "SEX EDUCATION"

Parte seconda



In questa seconda parte di FuoriSerie , vi proponiamo le recensioni di coloro che hanno scelto di guardare per noi "Strappare lungo i bordi" di Zerocalcare. Ognuno dei nostri redattori ha guardato la serie interpretandola con la propria sensibilità, dandone una propria chiave di lettura e mettendone in risalto quelli che, a loro avviso, sono i temi principali e le peculiarità, che rendono il progetto originale e interessante.



 





Titolo: Strappare lungo i bordi

Ideatore: Zerocalcare (Michele Rech)

Soggetto: Zerocalcare

Genere: Animazione

Episodi: 6

Durata: 16-22min (puntata)

Anno: 2021

Paese: Italia

Attori: Zerocalcare, Valerio Mastandrea

Produzione: Bao Publishing, Movimenti Production

Distribuzione: Netflix







 

Strappare lungo i bordi


di Cristina Castagnola


Il 17 novembre 2021 è uscito sulla piattaforma streaming Netflix il più grande flusso di coscienza reso a fumetto della storia delle serie tv. Chi quella sera o nei giorni immediatamente successivi ha deciso di premere “play”, non poteva ancora immaginare come quei 6 episodi sarebbero diventati lo specchio di una generazione.


Strappare lungo i bordi” è il progetto animato di Zerocalcare, basato su personaggi ideati a partire dal 2011. La colonna sonora del cantautore Giancane (“Strappati lungo i bordi” composta di 11 brani) accompagna i pensieri di Zero, protagonista nonché rappresentazione del suo stesso disegnatore. La serie è una catena di risate farcite dal forte accetto romanesco dei personaggi che tuttavia, osservando piccoli indizi, si percepisce stiano evitando qualcosa di più profondo. Non spetta però allo spettatore fare domande inopportune, compito invece assegnato alla coscienza Armadillo (Valerio Mastandrea), scelto per la resistente corazza dell’animale nonché l’unico da cui Zero accetta di farsi prendere in giro. Permette al ragazzo di ingigantire i piccoli problemi della vita solo per brevi momenti prima di riportarlo bruscamente al “qui e ora”. È tutta una semplice scusa per non affrontare ciò che veramente ci fa morire dentro e il fatto che sia proprio la nostra coscienza a prenderci a schiaffi in faccia sottolinea ancora di più il tentare di fuggire dalla realtà.


Zero, durante le sue riflessioni, riduce le vite delle persone a delle semplici figure in cartonato che seguono diligentemente la linea tracciata per loro dal destino. Si può davvero ridurre la complessità umana a quelle quattro cose messe in croce che sappiamo su di loro? Anni e anni di filosofia (magari non sempre perfetta) smontati in circa 90 minuti dal personaggio di un cartone?

Il fumetto spiega che, in quanto uomini, abbiamo la presunzione di sentirci i protagonisti della serie di punta del momento e che gli altri siano semplici comparse, ma quando mai si è sentito dire che è la terra a ruotare intorno a noi? Il segreto è proprio in quel verbo al plurale: la persona è per natura egoista e si considera l’ombelico del mondo, un pensiero comune che separa le vite le une dalle altre. Avere il controllo totale è difficile, ma cominciare dai propri piccoli obiettivi è un primo passo per ribaltare la gerarchia del tempo tiranno.


La paura di non essere abbastanza fa sentire Zero ancora più a disagio, che si strugge a cercare di capire che considerazione hanno le persone di lui. Ha tanta ansia della routine quanto della novità; è all’apice del vittimismo. E se non fosse poi così umiliante chiedere aiuto? E se quello che vogliamo dalla vita non segue la “linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati”? E se il tempo passa e cambia tutto in fretta, noi lo seguiamo? Se ti fermi a pensare sei mezzo perduto, bisogna semplicemente continuare a camminare o si rischia di essere sopraffatti. Zero ha una sola domanda: “Perché?”. Come può esserci una risposta giusta se persino lui stesso è un groviglio di motivi che lo spingono ad andare avanti.

Possiamo credere di uscire di testa se non otteniamo certe risposte, ma tanto mai coincidono con quello che vorremmo sentirci dire. Incassare i pugni della vita non è necessariamente seguito dal fatto che poi diventi il nostro turno di contraccambiare. Il mondo si può provare a dividere in attaccanti e difensori, ma chi siamo noi per decidere di semplificare il tutto a due soli gruppi di lottatori? È inconcepibile per il nostro protagonista, eppure alla fine sembra capire che “se campa pure co ste forme frastagliate”.


È una serie che va guardata più di una volta e in momenti diversi della vita. Bisogna prendersi del tempo per sé stessi, spegnere il telefono e farsi guidare dall’Armadillo dentro la nostra testa.

È difficile riordinare il flusso di coscienza così intenso che lascia “Strappare lungo i bordi”. Per la seconda volta ho assaporato le parole di Zero, Sarah e Alice, eppure so che non basteranno.Chissà se voglio aspirare ad essere un semplice filo d’erba o magari ardire a diventare un albero; so solo che ho poggiato da qualche parte il foglietto con la linea tratteggiata. O forse è quello che vuole farmi credere la mia coscienza.


 

Strappare lungo i bordi


di Giulio Fabbri


“Tutto procede secondo i piani a parte che puzzo de piscio, so sporco de grasso, ho sudato come 'n kebab pe' paura de perde er treno e mo me sta a venìna congestione pe' 'o sbalzo termico tra 'a vita vera e sto treno qua”.



Dopo il film “La profezia dell’armadillo” (2018) e la miniserie “Rebibbia Quarantine”(2020),“Strappare lungo i bordi” è il terzo lavoro audiovisivo di Zerocalcare. Si tratta di una serie animata tanto breve quanto sovversiva. L’elemento maggiormente rivoluzionato è l’uso del tempo: in 100 minuti effettivi di serie l’autore riesce a inserire una grandissima quantità di temi, anch’essi non convenzionalmente trattati in opere del genere. Ogni episodio è per la maggior parte narrato dalla voce fuoricampo di Zero, il protagonista, con una disinvolta parlata romanesca. Se, come me, non siete abituati a questo modo di parlare, vi consiglio di attivare i sottotitoli, almeno per i primi episodi.


L’intera serie ruota introno alla vita di Zero che, episodio dopo episodio, intraprende un percorso verso una spiacevole meta insieme ai suoi amici di sempre Sarah e Secco e alla sua coscienza a forma di armadillo.

La linea principale della narrazione è intervallata da numerosi flashback che mostrano parti della vita del protagonista e presentano il personaggio di Alice.


La ragazza è il motore della storia e Zero ha un rapporto speciale con lei che però, per l’indecisione del protagonista e la sua repellenza ai cambiamenti, non si concretizza in una relazione sentimentale.

Per questo, Zero è considerato dalla sua coscienza “cintura nera di come si schiva la vita”.

Nel corso della serie l’armadillo, attraverso la voce di Valerio Mastandrea, dà consigli crudi e diretti a Zero, dando vita a dialoghi che spesso riescono a strappare una risata.

Tutti gli altri personaggi sono doppiati da Zerocalcare eccetto Alice che parla attraverso un riproduttore vocale, dal momento che il protagonista dice di non ricordare la sua voce.

Sarah è una giovane con un obiettivo ben preciso: diventare insegnante e, nell’attesa di poterlo fare, svolge qualsiasi lavoro le capiti tra le mani. Si può dire che la ragazza dia man forte all’armadillo in quanto più di una volta riesce ad aprire gli occhi di Zero e sbloccare qualcosa in lui.


Anche Secco, a modo suo, condiziona le scelte del protagonista anche se non valuta mai le conseguenze di ciò che fa e la frase che pronuncia più spesso è:“Annamo a pija ‘n gelato?”.

Una gradevole e adeguata colonna sonora accompagna gli episodi che mostrano ambienti ricchi di dettagli; infatti, se aguzzate bene la vista, nel corso della serie potrete notare Dodò dell’albero azzurro, un game boy e i biscotti Pan di sberle (versione del mondo creato da Zerocalcare dei famosi biscotti del Mulino Bianco).


Si può dire che la serie graviti attorno ad una grande metafora in cui la vita è rappresentata da un foglio su cui è disegnato il perimetro di una figura che corrisponde all’ordine sociale che vige in una collettività.

Fin da piccoli i personaggi della serie hanno pensato che il loro compito fosse strappare lungo i bordi ossia seguire un percorso prestabilito ma nel corso delle vicende sviluppano atteggiamenti differenti: c’è chi vive non guardando il foglio per paura di non star seguendo la linea tratteggiata e chi invece, come Zero, pensa che non strappando la carta sia impossibile fare danni. Il problema di questo approccio è che “se tu tieni in mano lo stesso foglietto de carta pe’ 10 anni, pure se nun lo strappi, quello si ciancica. Te sudano le mani, se francica, lo pieghi a forma de ranocchia. Er risultato è che 10 anni dopo in mano c’hai comunque ‘na cartaccia da buttà”.


L’errore più grande che facciamo, si dice in un episodio, è che confrontiamo la nostra vita con quella degli altri e pensiamo che la loro sia perfetta quando in realtà tutti prima o poi oltrepassano la riga tratteggiata; alla fine però“tutti i pezzi de carta so’ boni pe’ scaldarse e certe volte quel fuoco te basta e altre volte no.”


 

Strappare lungo i bordi


di Fabiano Lanteri


"E allora noi andavamo lenti perché pensavamo che la vita funzionasse così, che bastava strappare lungo i bordi, piano piano, seguire la linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati e tutto avrebbe preso la forma che doveva avere. Perché c’avevamo diciassette anni e tutto il tempo del mondo."



Con questa frase si chiude la prima puntata di una serie tutta italiana che molto probabilmente rimarrà impressa nelle nuove generazioni. Strappare lungo i bordi è una serie creata e diretta dal fumettista Zerocalcare per la piattaforma di streaming Netflix, in cui vediamo il fumettista venir catapultato nello stesso mondo da lui creato, come spesso fa nelle sue creazioni, e dover affrontare un viaggio da Roma a Biella. Il tutto è condito con un autoironia che caratterizza l’autore da diversi anni, in cui si ritrova in situazioni verosimili, alle volte fatti realmente accaduti e dove risulta sempre essere la vittima di tutto.


Il doppiaggio è quasi tutto effettuato dal fumettista, se non fosse per la sua coscienza a forma di armadillo che, invece, è doppiata da Valerio Mastandrea. Nonostante Zerocalcare non sia un doppiatore professionista, ha fatto un grande lavoro, doppiando in maniera eccelsa i suoi personaggi. Si viene travolti da un turbinio di emozioni, si ride, si piange, ci si angoscia, e soprattutto, ci si immedesima sempre nei panni dei protagonisti. Tutti i personaggi creati dalla penna di Michele Rech (vero nome di Zerocalcare) sono reali, non vi è mai nulla di fantasioso - se non per delle gag - con sogni, ambizioni, difetti e emozioni reali. Più di una volta, durante la visione, mi è capitato di rivedermi in quello che veniva detto, non solo dal protagonista; capire le loro difficoltà e il perché, alle volte, non si riescano a superare.


Il messaggio principale della serie è uno spoiler, di conseguenza mi limiterò a dire che risulta parecchio pesante sul finale, e quasi lasciandoci con l’amaro in bocca, per poi riprendersi subito dopo, facendoci capire quanto sia importante ciò che fa uno dei protagonisti e quanto questo abbia conseguenze non solo su di noi, ma anche su tutte le altre persone che ci accompagnano nel nostro percorso, e i pensieri che possano scaturirne, creando sensi di colpa.


"E semo pure stupidi. Perché se impuntamo a fa’ il confronto co le vite degli altri. Che a noi ce sembrano tutte perfettamente ritagliate, impalate, ordinate. E magari so così perfette solo perché noi le vediamo da lontano."


Strappare lungo i bordi è parzialmente tratta dal fumetto “La profezia dell’armadillo”, uno dei fumetti che ha lanciato l’autore e considerata dai molti una delle sue storie più belle. La serie si discosta dal fumetto per diversi particolari, ossia i nomi dei vari protagonisti, e anche il motivo della perdita di quel qualcosa di prezioso che ha perso l’amica del protagonista. Anche il messaggio di conseguenza varia, ma ciò non è un male, siccome permette ai neofiti di potersi godere questa serie, ma allo stesso tempo a chi ha letto il fumetto di poter ricevere diversi colpi di scena.


In questa serie si parla tanto di alte aspettative, di come guardare le vite degli altri possa farci sentire inutili perché abbiamo fatto poco, di come alle volte ci carichiamo di responsabilità che invece non abbiamo per dei forti sensi di colpa. Alle volte basta la parola di un amico, il conforto di qualche parente o di qualche caro per poter ritrovare la retta via, senza lasciarci condizionare da ciò che crediamo di vedere. Altre volte, invece, questo fuoco non basta a scaldarci, e ci lasciamo andare.


"Le persone so complesse: hanno lati che non conosci, hanno comportamenti mossi da ragioni intime e insondabili dall’esterno. Noi vediamo solo un pezzetto piccolissimo di quello che c’hanno dentro e fuori. E da soli non spostiamo quasi niente. Semo fili d’erba, ti ricordi?"


 

Strappare lungo i bordi: il racconto di un’intera generazione


di Valentina Laviano



“Strappare lungo i bordi” è una serie animata, ispirata all’opera fumettistica di Zerocalcare “La profezia dell’armadillo”, non che alla vita stessa dell’autore.

Attraverso i suoi 6 episodi, Zero, impegnato in un viaggio con i suoi due amici Sarah e Secco, ci racconta momenti della sua vita, mostrandoci domande e dubbi in cui lo spettatore non può far altro se non immedesimarsi.

Rivelandoci le sue ansie, le sue paranoie e, le sue paure, Zerocalcare, ci racconta di come quest’ultime lo abbiano bloccato nel corso della sua vita, ci mostra come sia diventato schiavo degli eventi, riuscendo a malapena a reagire. Affronta temi delicati che, prima o poi, finiscono per affliggere chiunque, eppure, lo fa con l’ironia e il sarcasmo che lo hanno sempre caratterizzato. L’autore, raccontando sé stesso, crea uno specchio che riflette tutti noi.


Elemento fondamentale della trama è il viaggio; attraverso di esso Zero ci racconta la sua vita, dall’infanzia all’adolescenza, ci mostra come rifugiarsi nei ricordi, sia un modo per allontanarsi da un presente che non si ha il coraggio di affrontare, e di come il passato possa diventare uno scudo nei momenti più difficili.

È lo stesso protagonista a narrarci le vicende che lo riguardano, ci guarda negli occhi e si rivolge direttamente a noi, catturandoci nella scena e impedendoci di allontanarci dallo schermo. Il dialetto romano e i vari riferimenti alla cultura pop diventano uno specchio della nostra contemporaneità; Easter Egg di Star Wars, Futurama, ma anche Snowpiercer e Game of Thrones infestano le scene, creando una caccia al tesoro per lo spettatore.


Ogni episodio ci mostra tre scene ben distinte, 2 del passato e 1 del presente, alla fine di ognuna di esse lo stacco non risulta violento, anzi, tramite musiche evocative e animazioni fluide, viene dato allo spettatore un momento per riflettere su ciò che ha appena visto; è proprio la riflessione ciò che l’autore cerca di innescare negli occhi di chi guarda, porta il pubblico in balia delle proprie emozioni: un attimo prima, è li a ridere a crepapelle, l’attimo dopo, a piangere a dirotto


Con questa iniziativa Netflix ha introdotto all’interno del panorama italiano un elemento che, fino a qualche anno fa veniva poco considerato, è evidente come l’animazione per adulti venga spesso denigrata in Europa; a differenza del panorama orientale, in occidente c’è sempre stata l’idea che il cartone animato sia solo per i bambini. Con opere come“Strappare lungo i bordi” si è dimostrato che con le animazioni si possono raccontare anche temi difficili e impegnativi, senza che essi perdano di credibilità.


In tutti i fumetti di Zerocalcare è evidente la volontà di raccontare una realtà quotidiana, fatta di problematiche contemporanee, questa intenzione è chiara anche all’interno della serie tv, lo stesso titolo “Strappare lungo i bordi”, riporta all’incapacità di molti di restare all’interno dei percorsi che la società ha creato per loro, della volontà di crearsi un identità all’interno di un mondo che, non è in grado di fornire certezze, e che come in una partita a poker online ti può privare dei tuoi averi in pochi secondi; che sia questa incertezza a rendere la vita tanto complicata? Viviamo in una società che ci ha definiti fin dalla nascita, dove se non hai un pezzo di carta che dimostri chi sei e cosa hai fatto, allora non vali niente. Abbiamo trasformato la vita delle persone in documenti all’interno di un archivio, che rimangono inosservati, a prendere polvere, fino al momento in cui è il momento di disfarsene.


Purtroppo, la vita non è semplice, è questo il messaggio, che Zerocalcare, ha cercato di trasmettere attraverso la sua serie tv. Io penso che ci sia riuscito e, che lo abbia fatto in un modo magistrale, raccontando momenti difficili e malinconici con ironia e sarcasmo, attraverso la sua narrazione è riuscito a far sedere sul divano di Zero intere generazioni, che si sono riconosciute nelle sue difficoltà, nelle sue paranoie, e nelle sue ansie.

“Strappare lungo i bordi” è una serie tv che merita di essere vista, ogni episodio è in grado di lasciare qualcosa di profondo in ognuno di noi; è un’opera stratificata ed intelligente, che scava nell’individuo cercando di fargli capire che, non c’è niente di male a colorare fuori dai bordi.


 

Strappare lungo i bordi


di Alice Massari



Per ognuno di noi è difficile trovare un posto nel mondo, decidere cosa fare della propria vita e come viverla. Scritta e diretta da Zerocalcare (Michele Rech), fumettista italiano, Strappare lungo i bordi è una serie tv animata targata Netflix, nella quale l’autore racconta la propria storia, anche se in realtà ognuno di noi riesce a ritrovarsi nelle sue parole e nelle sue riflessioni.


La serie TV è incentrata sul viaggio verso Biella che Zerocalcare, insieme ai suoi amici Sarah e Secco, deve affrontare e solo nell’ultimo episodio scopriremo il motivo di questo viaggio. Il centro della narrazione è sicuramente l’amore che il protagonista prova nei confronti di Alice, un’amica conosciuta durante l’adolescenza, ma che non ha mai effettivamente espresso. Durante il suo viaggio, l’autore riesce a ripercorrere alcuni episodi della sua vita, dalla propria infanzia, fino ad arrivare al presente, cerca di costruirsi una propria identità mettendo in luce i propri difetti e le proprie debolezze. Accanto al protagonista della serie, possiamo vedere un Armadillo, un altro personaggio molto particolare, che rappresenta la coscienza di Zerocalcare. È un personaggio immaginario che l’autore ha creato nei suoi fumetti e che ha il compito di consigliare e di guidare il protagonista, anche se spesso ha un modo di fare sbrigativo e rappresenta la parte più pigra di Zero.

Strappare lungo i bordi è una vera e propria riflessione sulla vita, su quanto sia difficile riuscire a trovare un posto nel mondo e una propria identità. Come dice anche il titolo, ognuno di noi si aspetta che affrontare la vita e le sfide che si incontrano sia come strappare una linea da seguire che ci indica la direzione giusta e dalla quale non ci si può allontanare. Nonostante il senso di inadeguatezza e di sconforto che si prova quando non si riesce a capire se stessi, quando si fa fatica a trovarsi in una vita che non ti rappresenta, Zero ci vuole far capire che il mondo continua a vivere, va avanti senza interessarsi a te e senza aspettarsi nulla da te, perché “siamo soltanto un filo d’erba in un prato”, come dice Sarah, l’amica di Zero. Grazie a questo discorso, il protagonista capisce di non poter determinare il benessere altrui, con le proprie azioni e scelte.


Ciò che caratterizza Strappare lungo i bordi è sicuramente l’ironia con cui l’autore affronta temi importanti e profondi, la leggerezza con cui racconta alcuni suoi episodi di vita per smorzare la tensione e la malinconia che è presente in alcune scene. Guardando la serie si può notare quanto l’autore abbia lavorato ai dettagli, anche quelli più difficili da notare, ogni cosa è al proprio posto, dai manifesti per le strade, ai poster attaccati alle pareti di casa sua. Sono divertenti anche i dettagli sullo schermo, come i post di Facebook o i tweet, che il protagonista pubblica spesso durante le sue giornate. Un dettaglio importante che traspare immediatamente è la capacità di Zerocalcare nell’utilizzare la sua voce e il suo romanesco per tutti i personaggi. L’unico personaggio doppiato dall’inizio della serie è l’Armadillo.

Strappare lungo i bordi non racconta soltanto la storia di Zero, di Sarah e di Secco: il viaggio che devono compiere fa da cornice ad un viaggio quasi metaforico, fa da sfondo all’evoluzione che ogni personaggio compie, dal primo fino all’ultimo episodio. I tre amici capiscono che la vita non è già determinata, non si deve seguire una direzione prestabilita, ognuno è artefice del proprio futuro, perché con le proprie scelte, giuste o sbagliate che siano, riusciamo a crescere. Ogni tanto è anche giusto sbagliare, perché è dai propri errori che si impara ad affrontare la vita in modo più sereno.



 

Strappare lungo i bordi: Un regalo per la vita


di Arianna Monticone



Tu come lo prendi il gelato?

Ideata e diretta da Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, giovane fumettista italiano, Strappare lungo i bordi è una sorprendente serie d’animazione visibile sulla piattaforma Netflix.

Strutturata in 6 episodi dalla durata di 15-20 minuti viviamo un susseguirsi di emozioni trasudate dagli esami a cui la vita sottopone, raccontati logorroicamente da Zerocalcare, protagonista e doppiatore di tutti i personaggi, ma solo fino ad un certo punto.


Zero ripesca, apparentemente in modo scollegato e fulminante, alcuni spaccati di vita che hanno caratterizzato la sua crescita, la sua persona; racconta dell’ingenuità con cui ha sempre dubitato del suo futuro, delle sue paure e insicurezze, delle figure che nel loro piccolo lo hanno cambiato tra cui gli amici Sarah e Secco, e la conoscenza discontinua con Alice.

Il tutto durante un viaggio in treno da Roma a Biella, per schivare la noia o per silenziare la mente e distoglierla dall’ennesimo macigno straziante.


Zero ci parla di sé con un martellante accento romano; è inevitabile incrociare però, nei suoi aneddoti, qualche parte di noi, della nostra casa, degli amici, delle storie d’amore, delle abitudini, dell’inseguire smaniosamente un sogno e non riuscire a conquistarlo, del tormento angosciante di non essere all’altezza, dell’incapacità di relazionarsi con gli altri, dell’urgenza di seguire un tracciato sicuro ma anche della paura di essere ordinari.


Strappare lungo i bordi è un turbinio di sensazioni e dilemmi contrastanti; è un continuo chiedersi come sarebbero andate le cose se avessimo agito diversamente, è un sorridere di fronte ai dettagli incredibilmente universali della serie, una risata incontenibile, un rimpianto, sono le lacrime in seguito al dolore del vuoto, a volte più grande di noi.


Episodio dopo episodio, il protagonista assieme alla sua fidata ma ingombrante coscienza a forma di armadillo fa i conti con sé stesso, e ci invita a fare lo stesso.

Siamo Zero quando è paranoico, indeciso e confuso; siamo Sarah quando riusciamo a trovare qualche vantaggio tra gli svantaggi, quando riusciamo a tenere i piedi per terra e a ricordarci che il mondo continuerà a girare nonostante qualche scelta fin troppo azzardata; siamo Secco quando non abbiamo voglia di fossilizzarci sui problemi e rimandiamo tutto con un gelato in mano; siamo Alice quando ci rinchiudiamo dietro le insicurezze e non permettiamo a nessuno di aiutarci, ma speriamo che tutto passi in un modo o nell’altro, il prima possibile.


La serie è una riflessione sul mondo, un mondo che sembra possa essere vissuto solamente conformandosi ad alcuni bordi già tratteggiati.


“E allora noi andavamo lenti perché pensavamo che la vita funzionasse così, che bastava strappare lungo i bordi, piano piano, seguire la linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati e tutto avrebbe preso la forma che doveva avere”


Strappare lungo i bordi insegna che sbagliare ed uscire dai bordi, strapparli male o non tracciarli proprio è lecito, umano, perché la vita va vissuta secondo il proprio istinto, i propri sentimenti, non può essere preconfezionata da qualcun altro e se l’azzardo dovesse andare male assicuratevi di avere un Secco pronto a chiedervi: “Annamo a pijà er gelato?”


La serie è disegnata e animata così bene da poter coinvolgere a tutti; nonostante il prodotto artistico cartaceo sia già molto coinvolgente, la serie prende vita tramite un’apposita e minuziosa scelta di colori e la voce di Zero cucita addosso ad ogni personaggio in modo impeccabile, così come lo sono le canzoni per le scene.

Zerocalcare ha la pretesa di dare la voce a tutti ad eccezion fatta dell’armadillo su cui non ha potere, fino al palesarsi di un nodo paranoico che saranno gli altri ad avere la pretesa di sciogliere, dando finalmente spazio ad un’accettazione incredibilmente appagante.


Strappare lungo i bordi è una serie da divorare e, anche se ti farai prendere a schiaffi in faccia dall’inizio alla fine, ti renderai conto di aver trovato un rifugio e che non stavi cercando altro, sconfiggendo l’idea di avere un tracciato da seguire per poter trovare il tuo posto nel mondo, capirai che solo uscendo dai bordi si può ritrovare sé stessi.




 

Strappare lungo i bordi


di Caterina Patrone


Strappare lungo i bordi è una serie animata targata Netflix, scritta dal fumettista romano Zerocalcare.

Zero, l’omonimo dell’autore e doppiato dallo stesso, è un giovane trentenne che si ritrova a fare un viaggio con i suoi amici d’infanzia: Sara e Secco.

Questo viaggio non sarà solamente fisico, ma permetterà al protagonista di ripensare alla sua vita in compagnia della sua coscienza: un armadillo arancione.


Attraverso l’intreccio delle vicende passate e quelle del presente, Zero riesce a mostrare i disagi e le peripezie di un’intera generazione.

Michele Rech, ovvero Zerocalcare riesce in questa serie tv a condensare in pochissimo tempo i malesseri e le frustrazioni della sua generazione, insieme a tutte le sue personali ossessioni, ansie e paure per un mondo che appare ostile e complesso.

Introverso e riflessivo, Zero fin da piccolo teme di deludere le persone intorno a lui, agendo in modo inadeguato. La sua mente lavora vorticosamente, prospettandogli scenari apocalittici in caso di comportamenti sbagliati. Sente su di sé una responsabilità enorme per qualunque cosa accada e per qualunque decisione. Persino la scelta di una pizza o di una serie TV diventa difficile e rischiosa.


Di fronte alle incertezze sulla strada da percorrere, le scelte lavorative (per un lavoro che non arriva, e che se arriva non è quello desiderato) il protagonista, incapace di relazionarsi con il prossimo e spaventato all’idea di ferire o di essere ferito dagli altri , tende a chiudersi in sé stesso. Schiacciato dalle aspettative che gli altri nutrono nei suoi confronti, portando sulle spalle il peso dell’intera società, Zero ha paura di deludere le persone intorno a sé, questa paura lo blocca, spingendolo alla passività e all’inerzia, evitando così ogni decisione. Come gli dice l’Armadillo, “Sei cintura nera de come se schiva la vita”.


Un approccio completamente diverso alla vita è quello di Secco, che sembra non pensare mai alle conseguenze delle sue azioni e vive alla giornata senza pensieri, senza prospettive per il futuro se non quella di vincere la prossima partita di poker online.

L’equilibrio tra i due poli è rappresentato da Sara, che aiuta Zero a dare il giusto peso a sé stesso e al suo ruolo nel mondo.


La serie affronta l’intera vita del fumettista senza seguire un vero senso logico, se non solo il filo dei pensieri del protagonista. Ripercorre l’infanzia, l’adolescenza descrivendo avventure e disavventure del protagonista, mettendo in luce difficoltà relazionali e comunicative, che si ripercuotono nella vita sentimentale di Zero. Il focus della narrazione è proprio il legame, per lo più inespresso, con Alice, un’amica di Sara. Questo “amore” effettivamente non è mai stato vissuto perché entrambi non riescono a decifrare e comunicare i propri sentimenti.

Attendono che la vita faccia il suo corso.

Come ben sintetizza Sara: “Le persone so complesse: hanno lati che non conosci, hanno comportamenti mossi da ragioni intime e insondabili dall’esterno. Noi vediamo solo un pezzetto piccolissimo di quello che c’hanno dentro e fuori. E da soli non spostiamo quasi niente. Siamo fili d’erba, ti ricordi?”


In soli sei episodi, che si guardano tutti d’un fiato, Zero riesce a farci ridere, riflettere e anche commuovere. Un vero gioiello dell’animazione italiana, che piacerà ai giovani ma che farà riflettere ed emozionare anche gli adulti.



 

Strappare lungo i bordi


di Alessia Spinola



Presentate le prime due puntate al Festival del Cinema di Roma, dal 17 novembre 2021 Netflix inserisce nella sua piattaforma la prima serie animata italiana: Strappare lungo i bordi.

Creata e diretta da Michele Rech, in arte Zerocalcare, e con la collaborazione di Movimenti Production e BAO Publishing, strappare lungo i bordi è una serie composta da 6 episodi brevi, ovvero dalla durata di circa 15/20 minuti l’uno, che non tradisce il carattere distintivo dei fumetti del suo autore.


La serie è la cronaca di un viaggio da Roma a Biella durante il quale Zero, accompagnato dai suoi amici d’infanzia Sarah e Secco, ripercorre la sua vita e, in particolar modo, l’incontro e la storia con Alice. Durante questo racconto sono tanti i flashback e Zero, nonché voce narrante dell’intera serie, ce li racconta in modo molto ironico ma lasciandoci sempre un retrogusto amaro.

Questo è quindi un duplice viaggio: quello fisico da Roma a Biella, ma anche quello interiore che vede il passaggio dal bambino all’adulto.

Ad accompagnare il monologo del protagonista c’è la figura dell’armadillo che rappresenta la sua coscienza. La dimensione interiore della serie è sottolineata dal fatto che è Zerocalcare a doppiare tutti i personaggi, ad eccezione dell’armadillo che è stato doppiato da Valerio Mastandrea.


La serie alterna le scene divertenti a quelle che, invece, rappresentano il tema centrale della serie: una riflessione su come crediamo che si debba vivere, seguendo uno schema che ci è stato imposto e su come questo però non basti perché, indipendentemente dal fatto che si abbiano le idee chiare su cosa vogliamo per il nostro futuro o no, trovare un proprio posto nel mondo è difficile. Siamo portati a credere che tutto dipenda da noi, ma invece il mondo andrà avanti lo stesso perché, per citare la serie, “siamo soltanto fili d’erba in un prato”.

La forza di strappare lungo i bordi è proprio questa: l’autore ci parla di sé, ma in realtà racconta la storia di tutti noi.


Personalmente, ho amato tantissimo questa serie perché è stata in grado di dar voce a una generazione che invece è considerata afona. Noi giovani viviamo in una società che vuole insegnarci a vivere la vita sempre di corsa, a bere il caffè tutto d’un sorso senza nemmeno assaporarne il sapore, a non farci troppe domande perché a pensare si perde tempo, bisogna sempre andare avanti e guai se invece ci si ferma a guardare un tramonto, a non rischiare perché altrimenti ci facciamo male. Vogliono che rimaniamo dentro le righe, che non usciamo dai quadretti, vogliono che siamo come tutti gli altri, peccato che a noi piace colorare fuori dai bordi.

0 commenti

Post recenti

Mostra tutti