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Berretti Erasmus (Fusta editore) di Giovanni Agnoloni


Recensione di Marisa Salabelle



A un primo sguardo, Berretti Erasmus, di Giovanni Agnoloni (Fusta editore) potrebbe sembrare il classico racconto più o meno autobiografico di un giovane che ha girato mezza Europa negli anni spensierati dell’Università, frequentando lezioni e seminari, intrecciando amicizie e magari qualche amoretto, bevendo birra nei pub. E, a un primo livello di lettura, proprio di questo si tratta. Giovanni, alter ego omonimo dell’autore, rievoca gli anni passati in giro tra Inghilterra, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia e altro. Solo un soggiorno tra questi rientra effettivamente nel progetto Erasmus, quello inglese, ma è lo spirito Erasmus ciò che li caratterizza tutti: voglia di viaggiare e di conoscere posti nuovi e nuove persone, apertura mentale, apprendimento delle lingue, disponibilità a trovarsi “a casa” più a Dublino o Cracovia che nell’odiosamata Firenze.


Andando avanti nella lettura, però, si percepiscono un’attitudine riflessiva, una profondità di sguardo che sono poi la caratteristica dell’autore, evidente anche in altre sue opere, come ad esempio il bel Viale dei silenzi, uscito lo scorso anno per Arkadia.


Il protagonista infatti è un giovane che, oltre a occasioni di studio e di lavoro, nuove esperienze e magari una ragazza con cui stare per un po’ di tempo o, chissà, anche per sempre, cerca soprattutto la sua strada, la sua vocazione. Sente di appartenere al mondo, a luoghi e lingue diverse, che studia con entusiasmo e ottimi risultati, tanto da intraprendere il mestiere del traduttore. E anche nella sua ricerca di un amore c’è l’esigenza di completezza, sintonia piena con la donna, una Lei che sia davvero l’anima gemella a cui congiungersi, non importa se per un tempo breve o lungo una vita.

«Ci sono momenti, durante un viaggio – o forse dovrei dire durante il viaggio, l’unico che ognuno compie nella vita – in cui ci si rende improvvisamente conto di come una vicenda personale possa diventare un simbolo, o almeno un anello di congiunzione con un senso più ampio delle cose.» Ecco, direi che il significato del libro sta in questa frase. La nostra vita è un viaggio, l’unico che ognuno di noi compie. E le nostre vicende individuali possono aiutarci a percepire quel “senso più ampio delle cose” di cui il nostro studente o ex studente va in cerca.


C’è un’altra cosa che mi ha colpito, in questo libro, ed è la capacità che Agnoloni ha di descrivere, con apparente semplicità, i luoghi e la gente che li popola. Molte delle città in cui il protagonista soggiorna le ho visitate anch’io e nelle pagine di Berretti Erasmus le ho riconosciute, ho percepito la loro essenza, grazie allo sguardo limpido di Giovanni, al suo linguaggio accurato e poetico, alla sua capacità intuitiva. Un piccolo grande libro.

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