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Femminile Singolare: Constance Lloyd e Sylvia Plath



di Bruno Morchio


Titolo: Lady Constance Lloyd. L'importanza di chiamarsi Wilde

Autore: Laura Guglielmi Editore: Morellini Collana: Femminile singolare Anno edizione: 2021 Pagine: 256 p., Brossura


Titolo: Sylvia Plath. Le api sono tutte donne

Autore: Antonella Grandicelli Editore: Morellini Collana: Femminile singolare Anno edizione: 2022 Pagine: 216 p., Brossura



Due autrici genovesi si cimentano nella nuova collana diretta da Sara Rattaro, “Femminile singolare”, dedicata alla biografia romanzata di donne che hanno lasciato il segno nell’arte, nella scienza, nel costume e nella cultura.

Si tratta di due care amiche di lungo corso, Laura Guglielmi e Antonella Grandicelli, che ci hanno regalato la loro personale visione delle vite della scrittrice irlandese Constance Lloyd (moglie di Oscar Wilde) e della poetessa americana Sylvia Plath (sposata col poeta laureato Ted Hughes, assai meno famoso di lei).


Due figure vissute in epoche differenti – una nell’Inghilterra imperiale vittoriana e l’altra negli Stati Uniti e nella Gran Bretagna nel periodo tra la guerra e gli albori della società dei consumi – appartenenti a classi sociali diverse (Constance non conobbe mai serie difficoltà economiche, al contrario di Sylvia che proveniva da una famiglia piccolo-borghese), personalità molto lontane fra loro, accomunate però da alcuni tratti comuni: un rapporto difficile con la propria madre, che Constance riconobbe da subito, mentre Sylvia realizzò con fatica e dolore dopo un trattamento di psicoterapia;la morte prematura, la prima a seguito di una grave malattia e la seconda per suicidio; il tenace rapporto con i figlie la devozione alla scrittura come imperativo morale oltre che estetico; una vicenda sentimentale travagliata, il legame profondo con uomini che le hanno amate e tradite, accompagnato dal rifiuto di viversi come vittime; idee innovative sul ruolo della donna che entrambe hanno praticato pagando alla società un prezzo assai caro, l’avversione alla guerra, una vivissima sensibilità nei confronti della bellezza della natura e, last but not least, una straordinaria dote di talento e genialità.


La Constance di Laura Guglielmi è una figura che si staglia sulle meschinità e l’ipocrisia del suo tempo e afferma con grande forza la propria visione del mondo, nutrita di convinzioni politiche e morali profonde e di una lucidità sentimentale che le consente di affrontare una situazione tragica con limpida coerenza: la rovinosa parabola che porterà Oscar Wilde in carcere, e che la costringerà a cambiare il proprio cognome a tutela dei figli, non la indurrà a rinnegare il proprio legame con il marito. Per realizzare questo compito Constance deve combattere con il mondo che la circonda, affidandosi al sostegno del fratello e di alcuni amici che le rimarranno vicini fino alla fine. Nonostante questa dimensione “eroica” della sua esistenza, arrivati in fondo al libro non possiamo evitare di sentirci toccati e commossi dalla vicenda umana della protagonista. Laura Guglielmi riesce a metterci in contatto con la sofferenza e la fragilità di questa coraggiosa donna, rivelandone la grande umanità.


La storia di Sylvia Plath è affatto diversa: prima che col mondo, la grande poetessa americana, morta suicida a Londra in un freddo febbraio del 1963, lotta con se stessa.

La dimensione patologica – macroscopiche oscillazioni maniaco-depressive la portano a tentare il primo suicidio già all’età di 21 anni– segna profondamente le sue scelte di vita e anche la sua scrittura; ogni nuovo luogo, relazione e attività appaiono dapprima meravigliosi e carichi di promesse per volgere rapidamente al brutto, soverchiati dalla fatica, dal tedio, dal disinganno e dalla disperazione. Sylvia appare costantemente protesa alla ricerca di un nuovo inizio che porta in sé i germi dell'ineluttabile fine, una nuova vita che cova nell’intero arco della sua esistenza il richiamo irresistibile della morte. Anche il suo sorriso, così come lo cogliamo nelle fotografie che la ritraggono, appare velato da una sfumatura incerta, quasi un larvato, doloroso segreto. La sola possibile dimensione di riscatto sembra la letteratura, la poesia, dove la bellezza è destinata a durare al di là della morte: il luogo dove la felicità può essere preservata come un bene destinato agli altri, ma non a se stessa.

Per raccontare questa crudele parabola l’autrice si affida a una tecnica costruttiva à rebour, raccontandoci in prima persona la vicenda di Sylvia a partire dalla sua conclusione: «Mi chiamo Sylvia e ho la testa nel forno», e andando indietro fino al trauma infantile della morte del padre, appassionato entomologo studioso delle api, la cui perdita la bambina non riuscirà mai a elaborare.



E veniamo infine alla materia di cui sono fatti i romanzi, la scrittura.

Il racconto di Laura Guglielmi è piano, asciutto, essenziale. Le vicissitudini di Constance Lloyd sono narrate in prima persona in una prosa ispirata ai dettami calviniani della leggerezza, esattezza e visibilità.

Antonella Grandicelli, dando voce alla poetessa Sylvia Plath, non rinuncia a una prosa ricca di metafore, spesso estremamente efficaci, fulminanti, assai congeniale alla propria cifra di scrittrice che tinge di poesia perfino un genere così tradizionalmente poco“letterario” quale il racconto giallo, in cui ha esordito con due pregevoli romanzi.

Per questo aspetto, dunque, due biografie romanzate distanti una dall’altra, ma entrambe efficaci nel coinvolgere il lettore che finisce per identificarsi, commuoversi e amare profondamente queste due grandi donne non solo per la loro grandezza letteraria ma anche − e soprattutto – per la loro carica di dolente umanità.



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